Feud: Bette vs Joan

Bette Davis Attrice Classico - Foto gratis su Pixabay

Rispetto. Questa è la prima e più importante parola per esprimere il sentimento che provo nei confronti di queste due leggende del grande schermo. Rispetto per il loro duro lavoro, per la passione che hanno dimostrato, per la loro capacità di sopravvivere in un ambiente talmente tossico ed esasperante. Nonostante le reciproche cattiverie, le pressioni economiche e i tantissimi problemi familiari.

Joan Crawford e Bette Davis sono state due delle più grandi attrici non solo della loro generazione, ma dell’intera storia del cinema mondiale, due stelle di prima grandezza, di quelle capaci di scendere fino nelle radici di un personaggio per esplorarne le caratteristiche più intime ed esporle nel modo più limpido ad un numero impressionante di persone. Sono state delle regine negli anni d’oro di Hollywood, in quel periodo fra gli anni ’30 e gli anni ’60 in cui tutto il cinema guardava alla California ed alla sua incredibile quantità di opere di successo, di registi di successo, di attrici indimenticabili, elevate fino allo status di muse contemporanee.

Free Images - SnappyGoat.com- bestof:joan crawford joancrawford elsa  schiaparelli elsaschiaparelli edward steichen edwardsteichen vogue 1932  (Credit: All rights belong to the photographer) (Credit:

Il loro rapporto fu una parte fondamentale della loro storia professionale: le due passarono anni ad odiarsi con profonda intensità, ad invidiarsi e maltrattarsi a distanza, finché non si incontrarono per girare il film che avrebbe dovuto risollevare definitivamente le loro carriere, l’epico Che fine ha fatto Baby Jane?, diretto da Bob Aldrich e uscito nel 1962.

Ciò che davvero passa Feud non è tanto la rabbiosa competitività di due dive narcisiste, quanto una serie di preziose conoscenze riguardo al mondo del cinema, soprattutto al potere esorbitante degli studios, pronti a sottomettere le proprie attrici e a spremerne le energie per ottenere milioni di dollari, ma altrettanto veloci nel scaricarle non appena il loro sex appeal veniva meno col passare degli anni. L’angoscioso declino fisico e professionale di Bette e Joan è al centro di questa miniserie che attraverso una narrazione senza filtri sbatte in faccia agli spettatori ed alle spettatrici l’inquietante verità: talento, professionalità e abnegazione valgono poco, persino laddove dovrebbe essere il fondamento del lavoro di massima qualità del proprio settore: a Hollywood a contare sono produttori, magnati, giornaliste e pubblicitari. Registi, attrici e sceneggiatori,il cuore pulsante dell’arte cinematografica, sono ridotti a burattini ammaestrati nelle mani di chi ha i soldi e di chi pensa di saperne fare tanti, di soldi.

Così facendo, si comprende meglio il tormento interiore e l’attaccamento ossessivo al successo di due artiste straordinarie come Bette Davis e Joan Crawford: il loro incredibile ascendente sul pubblico e sulla critica, sugli appassionati e sui sognatori è sempre stato un vano potere. Le due dive sono due Don Chisciotti del XX secolo, intrappolate in una lotta che non possono vincere: quella contro il tempo, contro il sistema maschilista dell’industria dello spettacolo e contro l’insaziabile sete di novità del grande pubblico.

Baby Jane sarebbe dovuto essere il loro rilancio, ed invece è stato il più bel canto del cigno che si sarebbero potute aspettare. Se non fosse che loro non avevano intenzione di smettere di creare qualcosa di straordinario. Da quel 1962 in poi la carriera di Joan non ha più avuto riprese, ed anche quella di Bette, pur con diversi ruoli in più interpretati rispetto alla Croawford, si è arenata.

Feud è una serie sui generis anche per questo, per il suo trattare una specifica parte della vita lavorativa di due stelle, la più ardua e fallimentare, che spesso viene nascosta, giustamente, dal loro strabordante successo. Per interpretare questi due colossi della settima arte sono state scelte due attrici insostituibili: per talento, immedesimazione e somiglianza fisica tale da far credere nella reincarnazione, Susan Sarandon e Jessica Lange hanno reso giustizia alle due divine, rendendone non solo la voce, bassa e decisa quella della Davis, melliflua quella della Crawford, ma anche le movenze, gli sguardi ed addirittura il modo stesso di recitare.

Feud infatti fa spessissimo uso della citazione, riprendendo passo passo le riprese di tanti celebri lavori cinematografici dell’epoca e ricostruendo le interviste e gli eventi con una precisione impressionante ed entusiasmante. Ma l’accortezza storica di Ryan Murphy, produttore, ideatore e regista della serie, non rende il prodotto asettico, anzi, crea la solida base d’appoggio per la costruzione dei personaggi, lasciando che Sarandon e Lange diano interpretazioni passionali, intense, realistiche e incredibilmente complesse delle proprie eroine. Il lavoro di make up e costumi, a dir poco impressionante, fa il resto, assieme alle scenografie ed alla colonna sonora mai eccessiva e sempre insinuante.

Nonostante lo show ci consenta di entrare in un’ottica ben contestualizzata e di comprendere che ciò che hanno dovuto subire queste donne sono stati veri e propri soprusi, difficoltà a volte impensabili per due persone così privilegiate, è difficile empatizzare del tutto con Joan Crawford, che spesso, come dice la sua fedele factotum Mamacita, si scava la fossa da sola. Nei suoi tentativi disperati di prevalere sull’acerrima rivale, nella sua ossessione nei confronti della giovinezza e dell’apparenza, nella sua corsa contro il tempo Joan si costruisce una barriera attorno a sé che nessuno avrebbe mai potuto scalfire. La sua è stata, forse non consciamente, una solitudine terribile ma quasi scelta.

Bette, d’altra parte, ha una solitudine data soprattutto dalla sua acredine nei confronti della figlia B.D., e fa pensare che verso la persona con cui avrebbe dovuto avere il miglior rapporto della sua vita Bette dia il peggio di sé. Tuttavia con gli altri Bette dimostra tutte le caratteristiche che, vedendola sullo schermo, ci si aspetta da lei: un carattere forte, sarcasmo, intelligenza e senso pratico.

Ma ciò che rende ancora più incredibile Feud è il suo cast di interpreti che modellano se stessi nell’espressività così come nel modo di parlare e nell’aspetto per rendere alla perfezione lo spirito di alcuni dei nomi più famosi dello star system della Hollywood d’oro. Così, Bob Aldrich, regista di B Movies nonché amante della stessa Davis, è interpretato da Alfred Molina (visto in Frida), un arrogante e borioso Stanley Tucci è il potente Jack Warner e una Catherine Zeta Jones (premio Oscar per Chicago) bionda ed aristocraticamente elegante è la celebre Olivia de Havilland, la Melania di Via Col Vento recentemente scomparsa all’età di 104 anni.

Il successo incredibile di Feud, candidata a 18 Emmy e 4 Golden Globe, è testimone della lezione più importante che potrete imparare guardando questa agghiacciante, sconvolgente, entusiasmante serie tv: l’arte è l’unica testimone che non farà mai carte false. Finché continueranno ad essere apprezzate le opere di Bette e Joan, finché le loro prove d’attrici ci daranno qualcosa a cui aggrapparci per scoprire di più sulla vita e sui noi stesse/i, finché la loro storia sarà tramandata, tutto il resto non conta. Le loro diatribe, i loro insuccessi, le loro cattiverie reciproche passeranno in secondo piano, per restituirci quelle che davvero furono: due interpreti che volevano continuare a lavorare per sentirsi vive.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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