Smile

Katy Perry - Smile (Recensione Album)
Da Wikipedia

Il quinto, attesissimo, album in studio di Katy Perry è finalmente uscito, lo scorso 28 agosto, subito dopo la nascita di Daisy Dove Bloom, primogenita della cantante e dell’attore Orlando. Nonostante la gravidanza e le difficoltà legate alla pandemia Katy si è impegnata a fondo nella promozione dell’album, esibendosi a distanza varie volte con Daisies, il terzo singolo, e Never Really Over, il primo, e girando un video sia per Daisies che per Smile, title track e penultimo estratto.

Smile, 12 tracce, è un disco pop molto migliore di quanto i singoli apri-pista lasciassero intuire. Se Daisies e NRO infatti sono semi-ballad molto belle soprattutto per la produzione e la base, Harleys In Hawaii e Smile sono tracce molto deboli, con poco sforzo vocale e un ritmo non particolarmente consistente. Al contrario, l’album è ricco di pezzi pop in cui i ritornelli sono incredibilmente accattivanti ed i testi molto più aderenti al progetto, presentato dalla cantante come un percorso di crescita personale, superamento della depressione e della frustrazione seguite al suo penultimo disco.

Teary Eyes è un esempio di traccia molto ballabile nei suoni, con influenze quasi disco, ma testimone nel testo di una tristezza e di una difficoltà intrinseche in che la canta. Stesso discorso può essere fatto per la splendida Cry About It Later, che aiuta incredibilmente a decomprimere. Tucked, pezzo davvero forte, è la traccia più divertente e leggera dell’album, e più o meno su questa linea si inserisce anche Champagne Problems, la cui intro è davvero suggestiva, e che esplode con un ritornello buonissimo.

Paradossalmente, quelle tracce che cercano di essere più impegnative, lente nel ritmo, melodiche e meno pop, magari con messaggi anche buoni, sono a mio parere le più dimenticabili, meno riuscite: Only Love, What Makes A Woman, Resilient, Not The End Of The World.

Cosa dice la critica

La critica statunitense non ha accolto con particolare calore il nuovo album della Perry. Pitchfork critica l’album per il suo essere molto più attento a scansare la realtà della confessione piuttosto che parlare a cuore aperto, Rolling Stones ne parla come un progetto da comfort zone, molto nello stile della sua creatrice, così come Entertainment Weekly, secondo cui Smile non aggiunge nulla di significativamente nuovo alla discografia di Katy. Vi invito a leggere invece la recensione di RNB Junk, come sempre molto accurata da tutti i punti di vista, che potete trovare qui.

A livello commerciale le previsioni parlano di un debutto alla quarta/quinta posizione Billboard, con circa 50-60 mila copie vendute nella prima settimana, di sicuro non un risultato eccellente, ma non penso che questo sia quello a cui puntava Katy: fare un album per se stessa, per i suoi fan e per la necessità di comporre nuova musica penso fossero le sue volontà primarie.

Per fare un confronto, in ogni caso, ecco i precedenti risultati di Katy:

  • Witness (2017) debutto con 180 mila copie in US, 288 mila nel mondo; ad oggi 900 mila
  • Prism (2013) debutto con 286mila copie in US, 453 mila nel mondo; ad oggi 4 milioni
  • Teenage Dream (2010) debutto con 192 mila copie in US, 239 mila nel mondo; ad oggi 11 milioni
  • One Of The Boys (2008) debutto con 47 mila copie in US, 50 mila nel mondo; ad oggi 7,5 milioni

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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