Home Work, di Julie Andrews

Quando lessi Home, prima parte dell’autobiografia di Julie Andrews, mi piacque talmente da spingermi a dire che avrei sicuramente letto la seconda parte, Home Work- A Memoir Of My Hollywood Years, come avevo scritto qui.

File:Julie Andrews (8742617433).jpg - Wikimedia Commons
La meravigliosa Julie

Così ho fatto, e non me ne pento. Uscito nell’autunno del 2019, scritto a quattro mani con la figlia Emma Walton Hamilton, Home Work mantiene tutte le caratteristiche dello stile della Andrews, dalla chiarezza all’introspezione, dall’onestà alla precisione cronologica, fino ai numerosi estratti dai propri diari. Il libro è un’autobiografia assai esaustiva, molto personale, in cui Julie si mette veramente a nudo, senza nascondere niente delle sue insicurezze e dei problemi, seri e talvolta gravissimi, che coinvolgevano i suoi familiari, dal marito Blake Edwards, stimato regista e sceneggiatore, ipocondriaco e a lungo depresso fino alla madre alcolista, il figliastro per lungo tempo tossicodipendente e la matrigna quasi morta per suicidio. Esporsi in modo così profondo deve essere stato assai difficile per lei, ma il parlare apertamente di queste problematiche ha sicuramente contribuito alla bellezza di un libro che fa riflettere tanto sulla vita, sulle possibilità e soprattutto sulla possibilità di convivere con il dolore e superarlo.

Forse il lato professionale viene un po’ oscurato da quello personale, ma i racconti della sua esperienza artistica non mancano, soprattutto all’inizio dell’autobiografia, che copre un periodo di 23 anni, dalla preparazione di Mary Poppins con Walt Disney ed il primo marito Tony, nel 1963, fino all’ultimo film girato insieme al secondo marito Edwards, nel 1986, That’s Life!

Veniamo così a sapere tutto il lavoro fatto da Julie per calarsi nella parte e l’estenuante routine a cui doveva sottoporsi per girare i film e gli speciali televisivi, oltre che per partecipare alle tournée dal vivo in giro per il Giappone. Sappiamo del disappunto per il fallimento dei progetti con Edwards, film con Star! e Darling Lili, della soddisfazione nel girare S.OB. ed il meraviglioso Victor/Victoria, del senso di inadeguatezza provato nel prepararsi ai nuovi impieghi, dell’amicizia con Carol Burnette e della rivalità (inesistente) con Audrey Hepburn per il ruolo di Eliza Dolittle in My Fair Lady.

Penso che consiglierei Home Work soprattutto a tutti e tutte coloro che si sentano in qualche modo incapaci di affrontare un futuro incerto ed una serie di prove più o meno difficili. Questo libro è la prova che con una grande dose di impegno e soprattutto di autocoscienza si può giungere a grandissimi risultati e, cosa molto più importante, a costruirsi la propria felicità.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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