La baia di Napoli

It Started in Naples - Wikipedia

Il mio amore per Napoli sta crescendo man mano che mi inserisco in questo filoni di classiche commedie partenopee, che mettono in evidenza le bellezze dei paesaggi ed il folclore dei paesani, della loro vita chiassosa, musicale, allegra.

La baia di Napoli, produzione italo-americana girata fra Napoli e gli studi romani di Cinecittà, è una commedia che gioca molto sugli stereotipi, a volte sbeffeggiandoli, talvolta cadendoci, ma che riesce a far innamorare della bellissima Capri e del suo spirito di comunità, di quel tipo di vita, dove tutte conoscono tutti, i lavori sono umili e l’attaccamento alla terra è forte, caratteristico dei piccoli centri meridionali (e non).

La trama del film mi ha riportato alla mente, in parte, quella di Pane, amore e … (1955): anche qui c’è un uomo distinto, avanti con gli anni, che vuole riottenere qualcosa e non ci riesce a causa dell’opposizione di una giovane e bella paesana dalla personalità turbolenta.

Tuttavia, la storia de La baia ruota attorno a un bambino, il piccolo ma sveglio Nando, che, rimasto orfano, vive con la zia Lucia, ballerina e cantante nei night club, che ama profondamente il bambino ma non riesce minimamente a stargli dietro. Rendendosi conto della situazione Mike Hamilton, zio americano di Nando, vuole portarlo via, ma Lucia ed il bambino si oppongono.

La baia di Napoli - Wikipedia

Il protagonista maschile è l’eccezionale Clark Gable, che sarebbe morto di lì a un anno, mentre la ragazza è interpretata da Sophia Loren, con Vittorio De Sica a dar volto all’avvocato Vitale, che si occupa della causa intentata da Hamilton.

Il film di per sé è leggero, perfetto peri tempi estivi, con questo splendido mare e i buffi concittadini di Lucia, i numeri musicali quasi amatoriali e molto divertenti, con la famosissima Tu vo’ fa l’americano a fare da padrona della colonna sonora. La storia d’amore fra i due protagonisti forse non è ben sviluppata, ma sicuramente non è implausibile, mentre i rapporti dei due con il bambino, un bravissimo attore in miniatura, sono la parte più azzeccata del film, insieme alle scenografie (candidate addirittura agli Oscar del 1961).

Gable è irresistibile come sempre, la Loren è penalizzata dal doppiaggio ma in splendida forma, e quando si mette a litigare fa morire dal ridere, intinta di un realismo e di una schiettezza uniche: non a caso fu fra le cinque attrici ad essere candidate come Miglior attrice in una commedia ai Golden Globes del 1961.

Inoltre ogni tanto ci vuole una bella fiaba, con un lieto fine e una serie di incomprensioni più o meno divertenti, seppur prevedibili. Un toccasana necessario.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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