Cattive acque

Tratto da una storia vera, Cattive acque (2019), diretto da Todd Haynes, è un film splendido. Fatta questa necessaria premessa, ecco qualche informazione in più.

Cattive acque è la storia di una battaglia legale portata avanti dall’avvocato Robert Bilot nei confronti dell’azienda chimica DuPont, colosso del West Virginia, a partire dalla disperata richiesta d’aiuto di Wilbur Tennant, allevatore le cui mandrie si erano ammalate e decimate nell’arco di poco tempo. Quando il caso ha inizio è il 1998, e la battaglia legale è tutt’ora in corso: 22 anni dopo Billot sta ancora difendendo la salute di decine di migliaia di persone. Questo perché la DuPont, colosso nel proprio campo, non si è fatta scrupoli ad usare per decenni il Teflon, materiale velenoso, per creare padelle antiaderenti di grande distribuzione, o ad inquinare le acque con grandi percentuali di C8. Più che dei delinquenti, dei veri propri serial killer, denunciati dal film di Haynes nel migliore dei modi: tenendo fede ai fatti, mostrando la difficoltà di combattere contro un’azienda ricca di risorse economiche e d’influenza, la sfiducia degli stessi querelanti, il coraggio di molti di essi, addirittura minacciati e intimiditi perché avevano parlato.

Lo stress, enorme, di Bilot è il miglior indicatore dell’importanza dell causa e della difficoltà di un’impresa che ha finito per occupare la sua mente per gran parte della sua vita; non che i risultati non siano arrivati, ma il lavoro immane e la grande etica di quest’uomo, che arriva a temere per la propria vita, avrebbe meritato di più: avrebbe meritato che ci fosse ancora più giustizia in questo mondo.

La DuPont ha avvelenato animali e persone per più di mezzo secolo, ha causato malformazioni genetiche, cancri, cirrosi epatiche e decine di altri problemi gravissimi alla salute dei suoi dipendenti, dei cittadini le cui abitazioni erano vicine alle industrie, fino a colpire praticamente gli interi Stati Uniti. Il film d’inchiesta, soprattutto se sottolinea la gravità delle azioni e le modalità di svolgimento delle cause legali, come in questo caso, è un mezzo potentissimo.

Questi sono i film che dovrebbero avere una grande distribuzione, eppure Cattive Acque ha incassato appena 22 milioni di dollari. Tuttavia, meritatamente, il film di Haynes ha ottenuto recensioni eccellenti, basti pensare al 90% di critiche professionali positive su Rotten Tomatoes.

Gran parte della bellezza della pellicola deriva dai suoi protagonisti: la regia è abbastanza lineare, l’esposizione degli eventi cronologica, la colonna sonora ordinaria, ma perfetta per creare il giusto stato d’animo. Il resto del lavoro è quindi lasciato a Mark Ruffalo, Robert Bilot, e Anne Hathaway, sua moglie Sarah. Mark dà la giusta dose di sdegno di fronte agli orrori della DuPont e unisce a questa la calma e la dolcezza di un uomo che non si lascia prendere dallo sconforto o dall’agitazione, ma persegue con decisione il proprio obiettivo. Anne, dalla sua, è straordinaria soprattutto nelle scene in cui si schiera a favore del marito, con una determinazione e una commozione realistiche, che non sono scalfite dalla sfiducia che talvolta affiora dal suo personaggio.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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