Amatissima

Sento di dover scrivere a caldo, subito dopo aver finito la lettura, di questo libro, altrimenti la sua potenza mi perseguiterà come un fantasma. Amatissima, di Toni Morrison, può sembrare in effetti una storia di fantasmi, una storia di ricordi, di un passato che ritorna su se stesso e da cui è impossibile liberarsi. In realtà c’è molto di più.

Amatissima fa tutto quello che un romanzo può fare: strega con la sua storia, lega a sé con i suoi personaggi, racconta una Storia sovra-personale, quella dell’abolizionismo, dello schiavismo, delle ferrovie nascoste che permettono di scappare dai bianchi. Amatissima è un viaggio fatto di un misticismo che non è mai fuori luogo: si accetta come lo accettano i personaggi del romanzo, non se ne è spaventati quanto rattristati, e questo elemento di magia contribuisce anzi a calare ancora più profondamente nella realtà una storia che, effettivamente, è reale.

“Al mondo la sfortuna non esiste: esiste solo l’uomo bianco”

Per dar vita a questo capolavoro Toni Morrison si è ispirata ad un fatto realmente accaduto nel 1856, un fatto di cronaca letto mentre si occupava di un’antologia di Storia afroamericana. Toni lo ha preso come seme da cui è germogliato un racconto fatto di digressioni, di tanti punti di vista, di due momenti particolari, la storia di Sethe , ex-schiava fuggita in Ohio che vive in una casa desolata dall’orrore, e quella di Sweet Home, dove Sethe ha vissuto da giovane, dove hanno vissuto Sixo, Halle, i tre Paul e i bianchi signori Garner, padroni buoni, se questi due termini potessero essere accostati.

“<<M’hanno dato un lavoro>> <<Sei tu che gli dai una cuoca, ragazza mia>> <<Oh, insomma, qualcuno di loro si comporta bene con noi>> <<E ogni volta è una sorpresa>><<Una volta non parlavi così>><< Non stare a discutere con me. Ci sono più annegati tra la nostra gente di tutti i bianchi che sono mai esistiti dalla notte dei tempi. Metti giù la spada. Questa non è una battaglia, è una disfatta>>.”

C’è tutto in Amatissima: la violenza sulle donne, la violenza sui neri, la violenza della schiavitù, la speranza della fuga, l’eterno ritorno del (quasi) uguale, la potenza della metafora, il ricordo di “Sessanta milioni o più” di neri morti, di uomini e donne che hanno perso la vita nella deportazione degli schiavi dall’Africa fino alle Americhe e, infine, l’amore che fa condannare e giustificare. Il romanzo ha la capacità di contenere qualcosa in più rispetto alla pura Storia: il campo delle possibilità. Amatissima ne è un esempio, forse il migliore.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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