Come Eravamo

Can it be that it was all so simple then
Or has time rewritten every line
If we had the chance to do it all again
Tell me, would we?
Could we?

“I ricordi, così belli eppure troppo duri per essere ricordati” cantava Barbra Streisand, con quella voce che sa tanto di eternità. L’eternità di un film che, nonostante sia fortemente contestualizzato in un preciso momento storico, potrebbe essere stato girato in qualsiasi altro periodo, rimanendo ugualmente adatto, commovente, vero.

Come eravamo è uno dei film d’amore meglio riusciti in assoluto, un film così intenso e denso di emozioni, di motivi, di personaggi straordinari, di dialoghi così difficili da dimenticare da lasciare quella sensazione dentro l’anima, quella sensazione di essere compresi e di aver compreso, che solo le migliori opere lasciano.

Io mi ci perdo ogni volta nella storia di Katie Morosky e Hubbel Gardiner, così innamorati, così diversi, tanto perfetti l’uno per l’altra quanto impossibilitati a stare insieme da loro stessi. Mi piace immergermi nel campus dai prati verdi, nella grande e bellissima New York, nelle splendide e assolate spiagge di Malibu, a seguire come la vita rimetta insieme due anime che cozzano l’una con l’altra, ma che fanno scintille estasianti.

Barbra Streisand e Robert Redford sono stati la miglior scelta possibile per raccontare questa storia, i loro sguardi, i loro gesti, le scene che recitano a fianco trasudano epicità, realismo, bellezza estetica, passione, amore, stima. Entrambi sono al loro massimo splendore, all’acmè della loro grandezza interpretativa, rendendo straordinariamente vividi e perfettamente caratterizzati due personaggi affascinanti, complessi pur nel loro essere ben definiti.

Lui è un atleta attraente, biondo e ricco, perfetto rappresentante della gioventù dorata statunitense, aspirante scrittore di enorme talento, a cui tutto riesce facile e che non prende sul serio quasi niente.

Lei è un ebrea brillante, intelligente, che lavora sodo e si espone politicamente. Membro dei Giovani Comunisti, durante l’università lavora al giornale scolastico, fa propaganda contro la guerra ed il nazi-fascismo ed è caustica nei confronti di tutti coloro che non si preoccupano di ciò che sta succedendo a livello internazionale.

 “Tu spingi troppo… senza un minuto di sosta. Non abbiamo neanche… macché… non abbiamo neanche il tempo di goderci un po la vita. La vita è troppo seria per prenderla seriamente”

Hubbell

Ma se spingo così è perché voglio che le cose vadano meglio e voglio rendere noi migliori, voglio rendere te migliore. Ne viene fuori un’inferno ma io devo continuare a farlo finché tu non sarai quella cosa perfetta che puoi e vuoi diventare. Non troverai mai un’altra che vada così bene per te, che crede in te quanto ci credo io, che ti ami quanto me”

Katie

Quando, anni dopo essersi laureati, si incontrano di nuovo lui lavora come ufficiale e lei alla radio. Il loro amore è fortissimo, ma fatali sono le loro divergenze. Due caratteri opposti, due modi di concepire la vita completamente differenti, provenienti da ambienti sociali che non hanno niente in comune, Katie e Hubbel si scontrano, si lasciano e si riprendono, in continua lotta interiore: cambiare per poter amare più tranquillamente o cercare di influenzare l’altro/a? Nessuna delle due opzioni può funzionare, ma questo non sembra impedir loro di tentare.

Tu non molli mai

Che sensibilità che ha Sydney Pollack nel raccontare questa storia, nel girare le sequenze in modo che emergano a più riprese sia gli aspetti dei due protagonisti che quelli del loro tormentato rapporto. Gli splendidi costumi e la toccante colonna sonora (premiata con l’Oscar) chiudono il quadro dell’amore quasi perfetto e malinconicamente irraggiungibile.

Un quadro che non può non colpire, non far riflettere, non coinvolgere emotivamente. Katie e Hubbel sono così perfettamente umani e fallibili, così sinceramente soggetti ad alti e bassi, così spesso litigiosi e mutevoli che chiunque può rivedersi nella loro storia. Questa storia che, sin dall’inizio, è una corsa a tempo determinato, come ricorda la canzone, The Way We Were, Come Eravamo. Come sarebbero stati per sempre, al di là di tutto.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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