Contro l’omo-bi-trans-fobia

Il 17 maggio è, dal 2004, la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia Questo in onore del 17 maggio del 1990, giorno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità ha rimosso l’omosessualità dalle malattie mentali.

Ora, so che dovrei essere ottimista e e festeggiare questa giornata, ma il mio primo pensiero resta sempre: sono passati 30 anni da quando le persone omosessuali non sono più considerate malate. 30 anni, per una cosa del genere, e soprattutto in confronto con i millenni di umiliazione, bullismo, torture e discriminazione, sono pochissimi.

Non capisco come sia stato possibile ghettizzare per interi millenni un gruppo di persone solo in base al loro orientamento sessuale o alla loro identità di genere, anzi lo capisco bene, ma non me ne capacito. Il mondo è pieno di odio, e tanto di esso è stato concentrato nei confronti delle persone appartenenti alla comunità LGBTQI+. Se c’è una cosa di cui questa giornata mi fa andare fiero è il fatto che siano stati fatti così tanti progressi nel corso dell’ultimo mezzo secolo in questo ambito, grazie a quel* attivist* che hanno dato la propria vita per ottenere ciò che a tutti/e gli/le altri/e è dato automaticamente dalla nascita: rispetto, uguaglianza, diritti, amore.

Dublin LGBTQ Pride Festival 2012: "Show your True Colours"… | Flickr

Le drag queen, le lesbiche, i gay e tutt* coloro che hanno partecipato ai Pride nel corso degli ultimi 50 anni, che hanno dato vita al movimento di liberazione omosessuale con la rivolta di Stonewall nell’estate del 1969, che hanno creato movimenti ed organizzazioni per aiutare e sostenere le persone più discriminate, che hanno combattuto con un coraggio incredibile per distruggere un sistema corrotto dall’omofobia, dal transfobia, dal maschilismo, dalla sua struttura patriarcale e ci sono riuscit* in parte, hanno fatto avvenire dei cambiamenti incredibili e impensabili prima di una sessantina di anni fa.

Tuttavia, giornate come questa sono ancora urgentemente necessarie: l’omofobia è un male radicato nella nostra società al punto da essere visto come la normalità. Nel mondo ogni anno migliaia di persone vengono abbandonate dalle proprie famiglie per il proprio orientamento sessuale, vengono ammazzate, picchiate, emarginate, offese, ridicolizzate. Essere trans, gay, lesbica, bisessuale, pansessuale è ancora difficile oggi. Oggi si crede ancora che sia degradante essere omo/bi/pan/transessuali, che sia una cosa passeggera, una perversione, una scelta ( perché infatti tutt* noi sceglieremmo di essere maltrattati per il resto della vita ) una malattia e quant’altro. Nel 2020 in Italia non esiste ancora il matrimonio egualitario, una legge contro l’omofobia, la possibilità di adottare figl* per le coppie gay. Siamo stati sulla Luna, abbiamo costruito grattacieli, debellato malattie, realizzato tecnologie sofisticatissime, ma guai a spostarsi più in là dal Medioevo e tutelare le persone ed i loro diritti naturali.

File:Gay pride Istanbul at Taksim Square.jpg - Wikipedia

Queste righe sono permeate di rabbia, me ne rendo conto, ma non è solo di rabbia e di ingiustizia che io vorrei parlare. Io vorrei spronare ciascun* di coloro che leggeranno questo articolo, tant* o poch* che siano, a essere se stess*, a non piegarsi alle difficoltà che questo può comportare, a non lasciarsi atterrire dall’odio e dalla violenza, ma a combatterla, sempre, ad essere orgoglios* di quello che è e, soprattutto, a non scendere mai a compromessi.

Non accettate che siano gli/le altri/e a dirvi chi siete, cosa potete fare e cosa no, chi potete amare e chi no. Lottate per l’uguaglianza, per l’amore, per una civiltà che sia effettivamente tale, per una tutela di voi stess* che sia tale, lottate senza arrendervi mai. La strada è ancora inclinata, ma non c’è cima che non possiate scalare. Be proud, even ifthis year there won’t be a Pride.

Transgender Pride Flag | The Transgender Pride Flag flies on… | Flickr

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

3 pensieri riguardo “Contro l’omo-bi-trans-fobia

  1. Mentre scrivevo l’articolo su Turing ho sentito la stessa rabbia che hai provato tu. Volevo quasi piangere. Che rabbia pensare che nonostante tutto ci sia ancora gente che li considera malati o usa la parola “gay” come offesa. La strada è lunga ma forse le nuove generazioni avranno una sensibilità diversa e riusciremo a superare queste inutili barriere. Voglio essere ottimista anche se non è facile. Sono un’alleata e sono fiera di esserlo.

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    1. Mi è piaciuto un sacco il tuo articolo infatti! E concordo pienamente con quello che hai detto, bisogna essere ottimisti, anche se non è affatto facile, e soprattutto bisogna lavorare sull’educazione e sulla coscienza delle persone

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