Il ritorno del re

Ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo!

Aragorn

Ma quanto è bello Il ritorno del re? Tantissimo, troppo. Una meraviglia con continui colpi di scena, paesaggi pazzeschi, effetti speciali bellissimi, ed una delle più epocali battaglie della storia del cinema.

L’inizio è già spettacolare, con la trasformazione di Smeagle in Gollum che è uno dei miei momenti preferiti in assoluto della saga. Il viaggio di Frodo e Sam è durissimo e la sua difficoltà è rappresentata perfettamente da ogni particolare: la terra di Mordor, il buio costante del cielo, sempre coperto da una coltre pesantissima di nuvole scure, le ferite che si aggiungono sui loro volti. Una sfiancante prova fisica e psicologica che sconvolge i due hobbit, accompagnati dall’intrigante figura di Gollum. Il perfido, doppio Gollum è uno dei miei personaggi preferiti: raccapricciante ed indifendibile, è la più concreta rappresentazione della scissione fra ambizione e coscienza, un’ottima invenzione di Tolkien resa davvero bene sullo schermo.

Ma la cosa davvero bella del Signore degli Anelli è la molteplicità dei fronti: ci sono tanti personaggi interessanti e carismatici, tanti problemi portati avanti contemporaneamente, e questo rende l’intero film sempre intrigante e quasi mai pesante. Gandalf va a difendere Minas Tirith, città bianca (anche qui la scenografia è straordinaria) con Pipino, dopo che questi ha visto nei piani di Sauron l’intenzione di distruggere la città, ma deve confrontarsi con l’ottuso sovrintendente Denethor, che non accetta di difendere la città, sconvolto fra l’altro dal dolore per la morte del figlio Boromir, ed insensibile nei confronti dell’altro figlio Faramir, che manda a recuperare una città presa dalle forze oscure, condannandolo praticamente alla morte.

Nel frattempo Aragorn, Gimli, Legolas e Merry riescono a convincere re Theoder ad accorrere in aiuto di Gondor, con un esercito di cui fa parte, nonostante il divieto impostale dallo zio, anche Éowyn. Arwen rinuncia all’immortalità per amore di Aragorn e convince il padre ad aiutarlo, aggiustando la spada destinata all’erede di Isildur.

L’epicità delle battaglie, con migliaia di comparse utilizzate, campi totali da togliere il fiato e continui ribaltamenti di fronte, è qualcosa di spettacolare, ed il coraggio dimostrato dai combattenti è qualcosa di tangibile, coinvolgente e appassionante. Sono così tanti i momenti, come il discorso di Aragorn alle truppe, la gara fra Legolas e Gimli, le spettacolari abilità dell’elfo, il salvataggio di Faramir da parte di Gandalf, capaci di lasciare segni indelebili negli occhi e nell’animo degli spettatori: tanti momenti con una carica emotiva ed una spettacolarità visiva che non possono lasciare indifferenti.

Nessun uomo può sconfiggermi – Io non sono un uomo

Éowyn

E alla fine i personaggi non protagonisti assoluti finiscono per essere quelli più ammirabili: mi riferisco a Sam in primo luogo, che rovescia l’archetipo dell’aiutante salvando più volte Frodo, resistendo alla fatica, alle ingiurie ed alla paura e rivelandosi essenziale per il compimento della missione. Lui è il vero eroe della storia. Éowyn è poi il modello migliore di personaggio femminile che possa essere dato: ostacolata dai suoi stessi alleati perché non ritenuta adatta al combattimento in quanto donna, va in battaglia a fianco di Merry, e assume un ruolo fondamentale, riuscendo a sconfiggere il più potente seguace di Sauron.

Non che i protagonisti siano da meno: personaggi come Aragorn e Gandalf, campioni di virtù, forza spirituale e senso della giustizia, sono difficili da creare e le interpretazioni di Viggo Mortensen e Ian McKellen andrebbero preservate per sempre.

aragorn | proyectolkien | Flickr
Da Flickr

Il ritorno del re degli Oscar

Il ritorno del re ha avuto un impatto quasi mai visto nel mondo del cinema, incassando 1,14 miliardi di dollari e soprattutto divenendo uno dei film più premiati della storia. Vincitore di 4 Golden Globes, 4 Critcs’ Choice Awards e 5 BAFTA, ha fatto la storia degli Oscar, vincendo 11 statuette su 11 candidature, eguagliando il record fino ad allora mantenuto da Ben Hur (1959). Miglior film, Miglior regia a Peter Jackson, Miglior sceneggiatura, scenografia, costumi, trucco, montaggio, colonna sonora, canzone originale ad Annie Lennox, Miglior sonoro e infine Migliori effetti speciali. Un film diventato storia, di una saga che ha avuto un successo di critica senza precedenti, con 17 Oscar vinti e 30 candidature: più de Il padrino, per dire. Ma dopotutto parliamo del Signore degli anelli.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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