Chicago, All That Jazz

Questo si che è un musical coi fiocchi: nella mia ricerca continua di quella speciale combinazione di intreccio appassionante e buona musica non potevo non imbattermi in Chicago, film diretto da Rob Marshall e ispirato allo spettacolo di Broadway del 1975.

Fenomeno cinematografico applauditissimo da tutti/e 18 anni fa, Chicago è molto più di quanto potreste aspettarvi da un musical: la musica è qui un veicolo utilizzato splendidamente non solo per raccontare una storia, ma anche per mostrare i caratteri dei personaggi e le loro insaziabili ambizioni. Tutto il racconto è quindi formato da due universi, legati indissolubilmente ma distinti: performance e realtà dei fatti si accompagnano per parlare di questo gruppo di assassine della Chicago degli anni’20, con al centro Roxie (Renee Zellweger), bionda ballerina che sogna uno show tutto suo e che, ingannata dall’amante, lo fa fuori con due colpi di pistola.

Da allora in poi dalle celle del carcere inizia la strada per il successo: Roxie riesce a convincere, grazie al sostegno del marito, che nonostante tutti i soprusi subiti continua ad aiutare la donna, il famoso avvocato Billy Flynn (Richard Gere) a difenderla. Lo show di Flynn va però oltre la semplice ricerca di una giusta punizione: egli sfrutta i giornali per far apparire la sua protetta come un’anima pia portata da condizioni estreme all’assassinio. L’intero ritratto di Roxie, come donna pudica e devota cresciuta con le monache, le porta una pubblicità enorme e le fa sognare di poter sfruttare la notorietà ottenuta per fare carriera.

Ad aiutare tutte le galeotte ci pensa Mama (Queen Latifah), secondina pronta a far da mediatrice, trafficante e agente in cambio di ricompense in denaro. Tuttavia tutte le attenzioni date a Roxie sono sottratte a Velma, bella cantante e ballerina, stella dei locali jazz, finita in carcere a seguito del duplice omicidio di marito e sorella. Velma (Catherine Zeta Jones), così come Roxie, impara in fretta che per raggiungere il suo unico obiettivo, la fama, deve impegnarsi a inseguirla con ogni mezzo e soprattutto senza scrupoli.

Perché la gloria è amica volubile, e Chicago questo te lo fa capire benissimo: basta che una ricca ereditiera (Lucy Liu) ammazzi il fidanzato traditore perché stampa e avvocati dimentichino Roxie.

Impregnato di cinismo e con un ritmo serratissimo, Chicago fa una satira ricca di umorismo pungente e difficile da digerire del mondo dello spettacolo, del desiderio smodato di successo che porta a eliminare ogni remora e a spostare il limite così tanto in là da renderlo invisibile. Tutto ciò che conta è apparire, essere sulla bocca di tutti, e non importa essere in carcere così come non ha senso essere salvate se non si ha una prima pagina a pubblicizzare il tutto. Nella loro gelosia, nel loro arrivismo e nelle loro brillanti qualità artistiche tutti i personaggi sono esaltati dai loro interpreti. Così Richard Gere (premiato con il Golden Globe) ci fa vedere come un retore senza una corretta concezione della giustizia possa manovrare i meccanismi della vita confondendo vero e falso, manipolando i media e costruendo un’immagine degli altri e di sé diversa a seconda della necessità, mentre Christine Baranski ci mostra il lato più oscuro e sensazionalistico del giornalismo. Così Renée Zellweger (vincitrice del Globe e candidata all’Oscar per la parte di Roxie) è l’aspirante diva senza scrupoli con il talento per la ricerca della fama, mentre Catherine Zeta Jones, sublime in ogni secondo del film e meritatamente premiata con l’Oscar nel 2003, fa sua una donna passionale ma razionale, disillusa e avida di riflettori, con una voce suadente e un caschetto fantastico.

Niente è come sembra a Chicago, e niente è lasciato al caso in un film divertente, recitato benissimo, con costumi e scenografie pazzesche, ma soprattutto con alcune canzoni da cui è impossibile non essere attratti fatalmente. Fra occhi di bue, tip tap e coreografie magistrali lo scintillante mondo teatrale patina in ogni modo la sua superficie, facendola crescere in spessore, in modo che nessuno riesca a vedere attraverso di essa.

Sta a noi riconoscere ciò che è verità e ciò che si spaccia per tale, perché, come dice Roxie alla fine, fra applausi e rose, “tutto questo non sarebbe stato possibile senza di voi, il nostro pubblico”. Coscienza critica signore e signori. Guardate Chicago, e provate a non finire anche voi nel suo scintillante e attraente turbinio.

Post Scriptum: Chicago ha vinto l’Oscar al miglior film, portandosi a casa un totale di 6 statuette su ben 13 candidature, ha ottenuto addirittura 12 candidature ai BAFTA, vincendone 2, 8 ai Golden Globes, vincendone 3, 5 ai SAG Awards, vincendone 3, è stato nominato come miglior film straniero ai David di Donatello e ha vinto persino un Grammy.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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