Il Signore degli Anelli- La compagnia dell’anello

Anello Signore Degli Anelli Hobbit - Foto gratis su Pixabay
L’Unico Anello

Ho sempre amato il genere fantasy, sin da piccolo, mi sono ritrovato sempre a mio agio nelle avventure fatte di azioni, scelte, mostri, maghi, streghe, semidei, leggende e profezie. Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, Eroi dell’Olimpo, Magnus Chase e gli dei di Asgard, Harry Potter, La bambina della sesta luna, Hunger Games, The Maze Runner sono saghe che ho divorato nel corso degli anni, innamorandomi di questi mondi splendidi, ammirando la fantasia dei loro creatori e delle loro creatrici. Dalla lettura spesso sono passato anche alla visione dei film tratti da questi romanzi così fondamentali per me, film più che soddisfacenti in alcuni casi (Harry Potter, ma anche Hunger Games), assolutamente insufficienti in altri (Percy Jackson, ovviamente).

Nonostante questo mio amore, non mi ero mai approcciato al Signore degli Anelli, romanzo famosissimo scritto da John Tolkien fra il 1937 ed il 1939 e poi pubblicato negli anni ’50 dello scorso secolo, né ai suoi adattamenti cinematografici. Non so dire il perché di questo mio scetticismo, forse dovuto all’ambientazione, fatto sta che dopo anni passati a sentirne parlare, sfruttando le scelte fatte dalle reti in questo periodo (unico caso in cui guardo Mediaset, altrimenti da boicottare), ho finalmente adempito a questa mancanza.

Il primo film della trilogia del Signore degli Anelli, La compagnia dell’anello, uscito nel 2001 e diretto da Peter Jackson, mi è piaciuto tantissimo, superando ogni mia aspettativa. Credo che ciò che spinga così tante persone ad amare fortemente questi film e libri sia la capacità che i creatori di essi hanno di organizzare un intero universo diverso dal nostro, con un linguaggio, certezze, situazioni, culture, priorità di cui lo spettatore/lettore è messo al corrente e di cui si impadronisce, cosa che va a creare un senso di appartenenza e comunità fra i fan, sostenendo come per magia tale mondo e ciò su cui esso si fonda.

Il Signore degli Anelli riesce a fare benissimo questo, con i suoi personaggi estremamente riconoscibili ed iconici per vestiario, carattere, caratteristiche, con le sue comunità, hobbit, maghi, elfi, umani, nani. ciascuna con proprie tradizioni e storie, con i paesaggi naturalistici meravigliosi che lasciano costantemente a bocca aperta. Ho amato le radure, le caverne polverose dei nani, la terra di Mordor, tutto ciò che fa da sfondo contribuisce a dare epicità al racconto, da quella asprezza che caratterizza tutte le grandi avventure, di cui questo film è denso. Un’unica grande missione, correlata da tante avventure, da un viaggio, come nella tradizione dei grandi poemi epici, da mistero e segreti, da problemi interni oltre che da contrasti fra il Bene ed il Male.

Non mi soffermo sulla trama, che suppongo quasi tutti conoscano, ma voglio sottolineare l’ottimo lavoro fatto dalla regia: la scelta delle luci, delle inquadrature, degli zoom, il risalto dato ad alcuni elementi specifici, come gli occhi blu di Frodo, l’Unico Anello, o ad alcuni momenti , come la caduta di Gandalf, la lotta redentrice di Boromir, l’utilità di Sam. Peter Jackson ha un intuito fine e un’organizzazione dello spazio incredibilmente coerente e capace di far risaltare al momento giusto il particolare giusto.

C’è tantissimo di avvincente e spettacolare ne La compagnia dell’anello, oltre i costumi, le scenografie e l’intrigo comunque estremamente interessante della trama. Credo che consista nel misticismo, nel magico, nel non spiegato, nel drammatico, che si unisce al divertente, soprattutto in personaggi come Merry e Pipino, creando una miscela di emozioni e sensazioni tra cui spicca la meraviglia di un lavoro così ben realizzato nelle sue parti come nel suo complesso.

Il Signore Degli Anelli La Compagnia Dell'anello - Recensione film
Foto da Spettacolo periodico daily

Se i quattro giovanissimi hobbit sono adorabili e simpaticissimi, fra i miei personaggi preferiti ci sono Aragorn (Viggo Mortensen) e Legolas (Orlando Bloom), due grandi combattenti che hanno cervello e buon cuore, e ovviamente Gandalf (Ian McKellen), le cui citazioni sature di saggezza sono passate alla storia del cinema.

Fra le mie scene preferite c’è infine quella in cui Galadriel (Cate Blanchett) rifiuta l’Unico Anello, non prima di un discorso stupefacente. Oltre a quelle in cui viene fuori l’effetto che tale magico monile ha su Bilbo Baggins.

Il tema dell’ambizione, con la metaforica trasformazione fisica, per esempio visibile in Gollum, derivante dalla degenerazione di essa, è trattato in modo ottimo e reso molto bene sul grande schermo.

Uniche pecche gli effetti speciali in alcuni punti ( come la scena della lotta fra Gandalf e Saruman ) non impressionanti, anche se in generale ottimi, e la mancanza di un personaggio femminile di spicco. Non c’è paragone fra tutti i membri ed una Hermione Granger o una Annabeth Chase.

Il film ha vinto 4 Oscar su 13 candidature e 5 BAFTA su 14 candidature, oltre a un Grammy Award per la colonna sonora e decine e decine di altri premi, tra cui 3 Satellite Awards, 3 Empire Awards, 3 Saturn Awards e 3 National Board of Review Awards. L’ American Film Institute nel 2007 lo ha piazzato al secondo posto nella lista dei migliori 10 film fantasy di sempre.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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