E.T.

File:E.T. figure at Madame Tussauds London.jpg - Wikipedia
La statua di E.T. al Madame Tussauds

Ero prevenuto nei confronti di E.T., di cui conoscevo solo i caratteri generali della trama e l’enorme impatto culturale che aveva avuto. Tuttavia, come spesso capita, soprattutto a chi scrive, mi sono dovuto ricredere, piacevolmente.

Uscito nelle sale nel 1982, E.T. è la storia della sincera ed intima amicizia, una connessione che arriva ad essere un legame strettissimo, tra un piccolo alieno e un bambino, Elliot, molto intelligente.

Elliot e E.T. diventano sempre più vicini e l’extraterrestre fa amicizia anche con la piccola sorella di Elliot, Gertie, e con il fratello maggiore, Michael. I tre insegnano la loro lingua a E.T. e scoprono i suoi poteri straordinari, mentre la madre, Mary, non si accorge della sua presenza grazie ad una serie di gag ben escogitate dalla regia.

Soffermiamoci quindi sulla regia: Steven Spielberg è da ormai più di trent’anni uno dei registi più famosi e apprezzati al mondo, vincitore di 4 premi Oscar e autore di alcuni film cult come Il colore viola (1985), la saga di Indiana Jones (1984-2008), quella di Jurassic Park (1993-1997), Salvate il soldato Ryan (1998). Ma all’epoca aveva alle spalle solo due grandissimi film, Lo squalo (1975) e Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), e E.T. , da lui ideato, prodotto e diretto, fu un successo enorme che dovette fungere da spartiacque, dandogli ancora più influenza e considerazione.

La trama è dolcissima nel collegare fisicamente Elliot e E.T., in modo che le percezioni dell’uno siano quelle dell’altro, che il dolore dell’uno sia sentito dall’altro, oltre a illuminare su come qualsiasi creatura debba essere considerata in quanto essere con una sua volontà e con sue priorità. Quando E.T. inizia a stare male per la lontananza da casa, mi sono sentito avvolgere da un magone di tristezza ed angoscia, perché tutto il film è così puro da far sì che sia difficili non entrare in empatia almeno un poco con i suoi protagonisti.

L’altro grande merito di E.T. sono gli effetti speciali e le ambientazioni: la famosissima scena del volo in bicicletta con la luna alle spalle è un pezzo di storia del cinema, mentre ancora più bella è quella in cui sullo sfondo della magica pedalata c’è un crepuscolo di un innaturale arancione. La stanza di Elliot, con le tapparelle semichiuse a dare un che di mistero e con sapienti inquadrature all’inizio del rapporto fra i due protagonisti è un elemento di scenografia perfettamente studiato, così come gli alberi della foresta, inquadrati spesso dal basso per aumentare la carica di luogo paranormale, come se i tronchi si estendessero all’infinito. La colonna sonora poi accompagna perfettamente l’azione, dando toni ora drammatici, ora d’azione, ora favolistici al tutto.

Grossa parte dell’intrattenimento si deve infine a una piccolissima Drew Barrymore, che a soli 6 anni diverte da morire nel ruolo di Gertie, la sorellina buffissima di Elliot, con le codine bionde e le parole storpiate sempre in bocca.

E.T. è una bella fiaba, un archetipo del cinema sci-fi ben fatto con accenni di una morale semplice e candidamente esposta. Guardatelo non solo per cultura cinematografica, ma perché fa stare bene.

La critica dice

E.T. è stato candidato a 9 Oscar, vincendone 4, tra cui quelli alla Miglior colonna sonora e ai Miglior effetti speciali. Ha vinto anche 2 Golden Globe, 1 BAFTA su ben 12 candidature e un David di Donatello, oltre a ben 3 Grammy Awards. E.T. è stato selezionato fra i migliori 24 film della storia dall’American Film Institute.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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