Victor/Victoria

Victoria Grant (Julie Andrews), cantante dotata di una voce portentosa ma senza lavoro, nella Parigi del 1934, è ridotta alla fame ed indietro con l’affitto. Carroll Todd (Robert Preston), cantante gay appena licenziato dal suo lavoro presso il locale Chez Lui, anche lui in difficoltà economiche, dopo aver sentito cantare Victoria le propone un progetto ambizioso: la donna dovrà fingere di essere una famosa drag queen straniera, amante dello stesso Toddy, per farsi assumere nei più importanti locali gay parigini. Incredibilmente la truffa funziona alla perfezione e Victoria diventa una star di prima grandezza, si trasferisce in un albergo di lusso dove vive con Toddy, suo manager e trova finalmente soldi, successo e soddisfazione.

Tutto finché King Marchand (James Garner), ricco uomo d’affari, non si interessa di Victor, incaponendosi a voler dimostrare che egli sia in realtà una donna che finge di essere un uomo gay che sulla scena si trasforma in Victoria. Victoria, da parte di sua, finisce per innamorarsi di King Marchand, il quale scaccia la gelosa ed insopportabile compagna, Norma Cassady (Lesley Ann Warren).

Diretto e sceneggiato da Blake Edwards ed interpretato da Julie Andrews, Victor Victoria è solo uno dei tantissimi progetti che i due coniugi, unitisi nel 1968, hanno condiviso.

La premessa necessaria è che questo film rischia, per la sua stessa trama, di scivolare nello stereotipo o nell’offensivo, ma in realtà non lo fa mai, anzi, specialmente con alcuni personaggi si dimostra estremamente saggio e molto avanti rispetto al proprio tempo. La stessa Victoria è fantastica, nel suo difendere strenuamente i diritti dei gay ad amarsi liberamente e nel suo scardinare a parole e con i fatti il machismo tossico imperante nella mentalità ovviamente ristretta e conservatrice dell’epoca. Ma Victoria è anche molto pragmatica ed accorta nel mostrare la sua visione lucida delle cose quando dice a King che nel momento in cui ha iniziato ad essere un uomo, o perlomeno ad apparire agli altri come tale, ha avuto accesso ad una serie di privilegi che in quanto donna non aveva, così come quando gli fa intendere che se lei rinunciasse al suo lavoro la cosa sarebbe percepita come naturale, mentre nel momento in cui la stessa cosa fosse chiesta a lui tale richiesta apparirebbe assurda.

L’altro grandissimo merito della sceneggiatura è il rapporto fra Victoria e Toddy: i due hanno una chimica, uno scambio di battute, una complementarietà che li rende irresistibili e divertentissimi per tutta la durata del film. I costumi fantastici e le canzoni fanno da cornice a questa splendida commedia, basata sull’equivoco, sull’identità, sul mistero, che tocca tanti temi e lo fa sempre con ironia. Le sotto-trame più o meno comiche sono poi tutt’altro che scontate e i dialoghi sempre intelligenti, coerenti con lo spirito di ciascun personaggio.

Il resto lo fa Julie Andrews, spigliata, divertente, allegra, passionale, bellissima e soprattutto strepitosa nei numeri canori, dove fa vedere tutta la sua qualità di cantante teatrale, capace di intonare perfettamente le note basse così come quelle altissime, con cui il suo personaggio rompe puntualmente i bicchieri, dal Do della terza ottava fino al Si della quinta. Julie è strepitosa e questo suo ruolo mi è rimasto impresso ancora di più di quelli, da me adorati, della magica governante in Mary Poppins (1964) e quella di Maria in Tutti insieme appassionatamente (1965).

Un film di successo, un musical amatissimo

Victor Victoria ha ottenuto ben 7 candidature ai premi Oscar nel 1983, vincendo la statuetta come miglior sceneggiatura non originale per il lavoro svolto da Blake Edwards. Julie Andrews ha vinto il suo terzo Golden Globe, dopo quelli del 1965 e del 1966, per la miglior attrice in un film musicale, ha vinto il David di Donatello alla miglior attrice straniera ed è stata candidata per la terza ed ultima volta ai premi Oscar.

Il film è l’adattamento cinematografico di un musical divenuto poi spettacolo teatrale di enorme successo e dalla grande storia: la stessa Julie è stata protagonista del musical a Broadway, nel 1995, diretta anche in questa occasione dal marito Blake Edwards. Lo show è andato avanti per ben 734 repliche ed è valso alla Andrews una vittoria ai Drama Desk Awards ed una candidatura ai Tony, da lei rifiutata perché l’attrice riteneva che la produzione avesse ricevuto troppo poco credito da parte dei prestigiosi premi americani.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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