Harry Potter e i doni della morte, Parte I

Hogwarts | Sunset at Hogwarts in Universal's Islands of Adve… | Flickr

Andando avanti nel corso degli anni l’atmosfera si fa sempre più cupa, si aggrava di una pesantezza che crea angoscia nello spettatore, ma non in senso negativo, anzi. Chi guarda e legge Harry Potter sa che col passare dei tempo tutto cambia e cresce con i personaggi, che la scrittura della Rowling si fa più intrigante e sottile, che la trama si fa più complessa, introspettiva e che le responsabilità e le pressioni dei protagonisti aumentano.

Harry Potter e i doni della morte: parte I è il rito di passaggio definitivo all’età adulta per tutti. Per la prima volta dopo 6 anni i protagonisti non fanno ritorno nelle vulnerabili ma pur sempre affidabili e famigliari mura di Hogwarts. Harry, Hermione e Ron sanno di dover contare solo sulle proprie forze per affrontare una prova di enorme difficoltà: recuperare gli Horcrux e distruggerli, in modo da rendere Voldemort vulnerabile e, definitivamente mortale. Tutto I doni della morte è un viaggio, un viaggio lungo e faticoso, in cui si va alla ricerca di qualcosa, in cui a volte ci si sente senza meta, in cui ci si perde e ci si ritrova, in cui si impara tanto, in primo luogo su se stessi. Come la vita, o meglio, quella parte della vita che ci mette alla prova per capire se crediamo abbastanza in noi stessi da non fermare il nostro viaggio.

Il film è buio, è buio sia nelle ambientazioni sia quando la luce è splendente ed il cielo azzurro, come quando i tre protagonisti attraversano le campagne inglesi, perché è buio nelle loro menti. La trasposizione cinematografica, anche in questo caso affidata a Yates, è intensamente consapevole della difficoltà che i tre devono affrontare, viaggiando senza sosta, mettendo alla prova i loro rapporti, ascoltando la radio nella speranza che fra i maghi scomparsi non ci siano amici o parenti, senza più poter contare sulla saggia guida di Silente.

Tutti i nodi vengono al pettine in questo film: la gelosia e le insicurezze di Ron, la perseveranza e l’irascibilità di Harry, l’affetto di Hermione per Ron. I tratti anche meno marcati dei caratteri dei protagonisti vengono esaminati meglio di quando non sia stato fatto nei precedenti capitoli.

Pur con i suoi difetti, con la sua lentezza, Harry Potter e i doni della morte è un film che regala momenti meravigliosi. Il dolcissimo ballo fra Harry e Hermione, non presente nel libro e voluto fortemente dal regista, è, come ha detto lui stesso, “impagabile”. Emma Watson e Daniel Radcliffe sono una coppia da schermo davvero eccezionale, bravissimi nell’interpretare i due fondamentali personaggi.

Hermione and Harry | Emma as Hermione Granger in Harry Potte… | Flickr
Emma Watson e Daniel Radcliffe

Altra sequenza di spessore è quella in cui i due si recano a Godric’s Hollow. L’aggressione di Nagini nei confronti di Harry è un colpo di genio: quando il muro della vecchia casa di Bathilda Bath si sfonda e il serpente trascina il mago nella stanza di un bambino, arredata con giocattoli e illuminata da una luce quasi accecante, il riferimento biblico al serpente come peccato e il suo contrasto con l’innocenza dell’infanzia è geniale, riferimento implicito all’incidente che ha lasciato un Harry infante con la cicatrice, proprio a Godric’s Hollow. Un ritorno alle radici trattato con intelligenza e suprema delicatezza, con la scena in cui Hermione crea una ghirlanda per la tomba di Lily e James Potter.

Ma il film si apre sin da subito con due delle più tremende scene: la cena a casa Malfoy, con Voldemort protagonista e un nero su nero su cui non spiccano nemmeno i capelli biondo platino di Draco, e la toccante scena in cui Hermione cancella la memoria ai suoi genitori, uscendo dalla loro vita per proteggerli.

E. lasciatemelo dire, è davvero bellissimo vedere sul grande schermo un personaggio come Hermione: un personaggio femminile che prende la scena grazie alla sua capacità, alla sua intelligenza, ma anche alla sua complessità, che si articola in senso di responsabilità, incertezza, paura, ma anche coraggio. È Hermione che prepara la fuga dei tre, Hermione che riesce a tenere alla larga i Ghermidori, Hermione che con una fattura pungente riesce a impedire che Harry sia sin da subito riconosciuto da essi. Hermione è il cuore della saga, ed Emma Watson le dà lo spessore e la credibilità che si merita.

E mentre Ron perde colpi e Voldemort si impossessa del Ministero, Dobby appare più volte a salvare la situazione, con la sua gentilezza e i suoi incredibili poteri. Dobby che strappa lacrime, ogni volta.

Infine la scena finale, con il faccia a faccia Voldemort-Silente, è di una solennità impressionante, con la profanazione della tomba che ci fa capire quanto oltre si possono spingere l’egoismo e la sete di potere, e quel netto contrasto fra nero e bianco, fra Bene e Male, che prende ispirazione da un tema visivo e culturale di antica ascendenza.

Insomma, il vero capolavoro è la seconda parte, ma questa prima è un preludio eccellente, psicologico, un po’ statico, ma finemente lavorato, con le più belle ambientazione e ottime prove recitative.

Curiosità

Harry potter e i doni della morte : parte I ha incassato oltre 960 milioni di dollari, ed è fra i 50 film di maggiore incasso della storia del cinema moderno. Il film è stato candidato a 2 Oscar come migliori effetti speciali e miglior scenografia. Tom Felton, nel ruolo di Draco Malfoy, ha vinto un altro MTV Movie Award per il Miglior cattivo.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

3 pensieri riguardo “Harry Potter e i doni della morte, Parte I

  1. Uno stacco molto forte e significativo. I protagonisti sono cresciuti e devono affrontare un viaggio. La prima parte ha già una scena struggente come la morte di Dobby. La scena dell’aggressione da parte di Nagini mi ha inquietato parecchio. Era molto violenta. C’è un canale YouTube che ha analizzato in maniera umoristica tutti i film, il Trono del Muori, che ha fatto notare che durante la lite tra Ron e Harry per via dell’influenza del medaglione, Ron a un certo punto esageri i termini. È proprio vero che con l’avanzare dei film soprattutto l’intro diventa sempre più cupa. Una scelta azzeccatissima

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