Ragazze vincenti

Madonna con la regista Penny Marshall sul set

1943 – Dottie e Kit Keller sono due giovani sorelle appassionate di baseball che mandano avanti una fattoria di provincia. Un giorno vengono notate da un talent scout, Ernie Capadino, che le porta alle selezioni nazionali per scegliere le atlete che prenderanno parte al primo campionato professionistico di baseball femminile, sponsorizzato dal ricco Walter Harvey e messo in piedi per intrattenere il pubblico nel periodo bellico, in cui gli uomini non potevano giocare perché impegnati al fronte.

Le sorelle Keller riescono a superare le prove ed entrano a far parte della stessa squadra, affidata ad una stella del baseball ormai tramontata, Jimmy Dugan, alcolista con un ginocchio fuori uso e pochissima voglia di allenare una squadra femminile, incarico che lui ritiene degradante, declassante.

Fra le giocatrici in squadra ci sono Mae Mordabito, ex ballerina, disinibita, grintosa e allegra, Doris Murphy e la fortissima Marla Hooch, battitrice di enorme talento.

Ciò che fa benissimo Ragazze vincenti è dimostrare l’assurdità della disparità di genere in ogni campo, lo squallore da cui sono circondate le giocatrici, che sono viste più come un prodotto estetico da vendere che come atlete che meritano di essere messe nella condizione di rendere al meglio. Marla rischia di non entrare in squadra solo perché non rispecchia i canoni estetici del dissacrante Ernie, le ragazze sono costrette a giocare con minigonne e colori sgargianti, e per attrarre il pubblico ed evitare il fallimento dell’intero campionato devono fare di tutto per dare spettacolo. I media insistono nel dipingerle come appetibili, belle, perfette donne di casa prestate allo sport solo temporaneamente. Vengono fatte vedere mentre lavorano a maglia in panchina o baciano marinai sugli spalti, costrette a dover fare molto di più di quanto sia richiesto ai colleghi maschi, e tra l’altro a gestirsi da sole, in quanto per una buona metà del film Jimmy si presenta ubriaco a bordo campo ed ignora le proprie talentuosissime giocatrici.

Oltre a questo c’è molto altro: per quasi tutta la sua durata il film è divertentissimo, fa proprio ridere per la capacità della sceneggiatura di attaccare i luoghi comuni con un gruppo di ragazze toste, il cui rapporto va solidificandosi, non senza problemi e screzi, nel corso del campionato, e che iniziano ad interagire con il coach, il quale, da misogino alcolizzato e disilluso, passa gradualmente ad essere un allenatore più presente, che crede nella sua squadra, che lavora duramente, ma non per questo rinuncia al suo spirito dissacrante e alla sua personalità stravagante.

Tom Hanks è formidabile nel ruolo di Jimmy, così come Geena Davis (candidata ai Golden Globes) nel ruolo della bellissima ed eccezionalmente brava, ma disinteressata Dottie, ma tutto il cast è ottimo, divertente, compresa Madonna, che interpreta Mae. La popstar, in una delle sue migliori performance di attrice, balla, si tuffa sul campo, insegue come una forsennata il fastidioso figlioletto di una compagna di squadra, suscitando ilarità al pari delle altre interpreti. Come colonna sonora della commedia Madonna ha scritto e cantato This Used To Be My Playground, che ha raggiunto la numero 1 nella Billboard Hot100 e ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe nel 1993 come miglior canzone originale.

L’unica pecca del film è forse il centrare il finale sul rapporto fra Kit e Dottie, in modo da far sì che la più giovane, invidiosa ed insicura sorella potesse trovare se stessa. In questo modo viene svalutata un poco l’importanza della squadra in quanto gruppo, e in generale la figura di Kit rende difficile pensarla come una persona davvero realizzata, in quanto l’unico modo in cui riesce a sentirsi bene è primeggiando sulla sorella.

Per il resto, i dialoghi, i costumi e anche le scene di gioco sono tutti aspetti encomiabili e che rendono il film di una piacevolezza estrema. Anche il tema dell’emancipazione di queste donne non è scontato: essere sportive, dice Doris ad un certo punto, rende le ragazze meno attraenti all’occhio maschile, perché tale sguardo è deformato dal sessismo insito nella società e dalla volontà di prevaricazione dell’uomo sulla donna, che deve essere docile, arrendevole e non dominante e forte. Questo è senza dubbio un must watch, che siate o meno appassionati di sport.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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