Chiamiamo le cose col loro nome: la misoginia è un problema

Cercherò di essere il più sintetico possibile: il caso di revenge-porn che è venuto fuori in questi giorni dall’inchiesta fatta da Wired Italia è un caso di misoginia, non l’unico, non il più eclatante, ma di sicuro è un caso disgustoso come tutti gli altri. Nel leggere l’articolo di Wired (https://www.wired.it/internet/web/2020/04/03/revenge-porn-network-telegram/, leggetelo perché è fatto bene e soprattutto sono presenti in esso le testimonianze dirette delle vittime) mi sono sentito fisicamente male, sono cose disgustose che non dovrebbero succedere mai. Tutto questo ha una chiara matrice culturale: gli individui sono, almeno in parte, frutto della società in cui abitano, dell’educazione che ricevono e della sensibilità che sviluppano, e questa terza abilità è la più personale e quella che dovrebbe essere allenata e migliorata dal singolo. Finché continueremo ad insegnare a trattare le donne non come persone che meritano rispetto, dignità e diritti sociali bensì come subordinate ai bisogni ed al potere degli uomini, la nostra non sarà una società egualitaria, e una società non egualitaria non è una società in cui valga la pena vivere.

La mancanza di parità di genere si manifesta chiaramente in tantissimi ambiti della vita, ma in questo caso in particolare ci si sofferma sul corpo della donna. Ora, mi sembra assurdo doverlo scrivere e sono sicuro che chi legge lo saprà già (o almeno lo spero fortemente), ma il corpo della donna appartiene alla donna: lei e solo lei deve decidere cosa fare con il suo corpo, come vestirsi, se truccarsi o meno, se usare o meno lo smalto, se depilarsi, se non usare i social oppure usarli e come usarli. Quando una donna viene oggettivata come è successo nel caso Telegram, la colpa è solo ed esclusivamente degli uomini, che fanno un uso improprio del materiale che la donna ha chiesto loro di tenere privato. Vedere persone adulte chiedere foto di ragazzine, vedere ragazzi condividere foto intime delle proprie ex senza il loro consenso è qualcosa di disgustoso, atroce, che fa capire come l’uomo si senta padrone della donna, come egli creda che sia suo diritto avere controllo di lei. Anche scritte come “rendete impossibile la vita alla mia ex ragazza” testimoniano una concezione non sana del rapporto, possessiva, unilaterale e gerarchica.

Le donne, di qualsiasi età e paese, dovrebbero sentirsi libere di postare sui social le foto in cui più si piacciono senza ritrovarsi in mezzo a gruppi online di migliaia di pervertiti: questo caso è un altro esempio di come alla donna sia insegnata la vergogna, sia impartito il monito “nascondi il tuo corpo, non andarne fiera, non essere provocante”. Si insegna alle donne ad essere colpevolizzate ed a vivere nella paura, e questo non è giusto e non lo sarà mai. Queste persone devono essere punite e tali centri di aggregazione di cyberbulli devono essere sciolti, ma non è solo questo. Ci vuole una rivoluzione culturale, ci vuole che gli uomini imparino a rispettare le donne, è necessario porre fine a questo stato patriarcale, maschilista e malsano. La misoginia non è stata sconfitta e per questo bisogna combattere ogni giorno affinché questa perisca.

Spero fortemente che eventi del genere non debbano più ricapitare, nel frattempo mi sento in dovere di esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti delle vittime di questo abuso, così come nei confronti di tutte coloro che ogni giorno devono subire abusi fisici e psicologici. Non siete sole, e tutto questo finirà. Se tutti noi cercheremo di farlo finire.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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