Jackie

Novembre 1963: è passata esattamente una settimana dalla morte di John Fitzgerald Kennedy, quando sua moglie, Jacqueline Kennedy, allora 34enne, si apre in un’intervista riguardante i giorni dopo la morte del marito. La sofferenza di Jackie deve essere stata enorme, nel vedere il proprio marito ucciso davanti ai propri occhi, nel sentire su di sé il suo sangue, nel tenere insieme i pezzi della sua testa.

Per Jackie non c’è stato nemmeno un momento di pausa: ha subito dovuto organizzare, rispondere, chiedere, ascoltare, spostare. Ha subito dovuto fare tanto, in quanto first lady, senza poter piangere suo marito, senza poter riflettere su ciò che le è accaduto. La sceneggiatura di Jackie, film del 2016 scritto da Noah Oppenheim, premiata al Festival del cinema di Venezia, è eccellente perché mette per la prima volta al centro chi forse più di tutti e tutte ha subito una perdita quando J.F.K. è morto, il 22 novembre del 1963. Sono tante le scene che vedono Jackie smarrita, piangente, presa da una tristezza vera, come offesa per quello che le sta capitando e per la fretta con cui tutto si svolge. E la regia è davvero ottima nelle inquadrature e nella decisione di sviluppare su più piani narrativi la storia, che segue Jackie nella sua intervista, la vede affrontare la settimana passata come un lungo e discontinuo flashback e si sposta contemporaneamente nel passato, per far vedere quando Jackie aprì la Casa Bianca per un servizio televisivo. Una first lady intenta a creare un buon ambiente, con un forte senso dell’estetica e uno stile molto particolare che è diventato modello seguito nei decenni successivi. Ma anche e soprattutto una persona che ha visto la vita sfumarle davanti, che ha creduto di voler morire piuttosto che vivere nella paura, nel dolore, crescendo due bambini senza il loro padre. Tutto questo è Jackie, interpretata benissimo da Natalie Portman (candidata agli Oscar, ai Golden Globes, ai Critics’ Choice e ai BAFTA nel 2017) e ben vestita dal team costumi, molto realistico.

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Natalie Portman in una scena del film

Cosa non mi è piaciuto di Jackie? Probabilmente la colonna sonora, troppo pesante in alcuni momenti, un po’ opprimente rispetto ai dialoghi ed alle battute.

Ciò che ho apprezzato, oltre ai punti già evidenziati, è stata la figura del sacerdote con cui Jackie si confronta, più che per lui per poter vedere con maggiore trasparenza il personaggio di Jackie stessa, ed il suo percorso di conoscenza di sé, dell’ammissione della sua debolezza e della sua rabbia.

Jackie non è un film facile da apprezzare, eppure ha una sua sofisticata bellezza. Fatene buon uso.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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