Harry Potter e la pietra filosofale

Non so quanto si possa essere obiettivi nella descrizione di un’opera d’arte, di un romanzo, di una melodia o di un film: si parla di emozioni, di qualcosa di così soggettivo ed intimo che è impossibile volersi imporre sopra di esso. Nelle mie recensioni e nei miei articoli ho sempre cercato di passare ciò che provo nella fruizione di un’esperienza artistica, anche perché le mie competenze tecniche in alcune categorie sono assai limitate, ed è questo quello che cercherò di fare anche in questo caso.

Sono un potterhead sin dall’inizio dell’adolescenza: ho letto tutti gli splendidi romanzi di J.K.Rowling, ho visto tantissime volte tutti i film della fortunata saga cinematografica, mi sono innamorato da subito del mondo magico di Hogwarts, Hogsmeade, del Paiolo Magico e della Stamberga Strillante e ho apprezzato molto anche la nuova saga Animali Fantastici e Dove Trovarli, sceneggiato dalla stessa J.K.

In questi giorni ho avuto l’occasione di rivedere i primi capitolo di Harry Potter, e l’impressione è stata la stessa di sempre: questi sono decisamente gli unici film che non mi stancherei mai di guardare, pur conoscendo già le trame e le battute.

Il primo capitolo

Ma lasciando da parte il piacere personale, mi preme sottolineare come la principale ragione del successo di questa serie sia dovuto alla capacità della sua creatrice di creare un intero nuovo universo, pieno di nuove scoperte ma soprattutto di tanti punti fissi e luoghi famigliari, in cui catapultarci, percependone la magia. I personaggi, pittoreschi e immediatamente riconoscibili sia per le caratteristiche fisiche che per quelle caratteriali, tanto abilmente descritti nel primissimo romanzo sono stati trasportati sullo schermo in modo eccellente dagli interpreti e dai costumisti. Pur preferendo personalmente il secondo Silente, l’Albus Dumbledore del compianto Richard Harris, carismatico e ironico, è ottimo. Meravigliosa la severa e brillante Minerva McGranitt, interpretata dalla leggenda inglese, due volte premio Oscar, Maggie Smith, così come bravissimi ed incredibilmente calati nella parte i 3 protagonisti: Harry, Daniel Radcliffe, Ron, Rupert Grint, e Hermione, Emma Watson, che avevano rispettivamente 11, 12 e 10 anni al tempo delle riprese.

Ciò che ho più apprezzato del primo capitolo è il finale, con le prove da superare per arrivare alla pietra filosofale, rese estremamente bene, ricordandoci soprattutto che si trattava del 2000. Oltre a questo splendide le scene del Quidditch e la filosofia dietro lo Specchio delle Brame, il magico oggetto che riflette i tuoi più profondi desideri ed il cui distacco permette ad Harry di accedere al primo passo del percorso personale che lo porterà a superare il trauma della morte dei genitori e a controllare al meglio le proprie insicurezze.

Curiosità

All’epoca della pubblicazione il film divenne il secondo maggior incasso della storia del cinema, con oltre 974 milioni di dollari incassati, oltre ad essere il film di maggior successo dell’anno.

Il film ha ricevuto recensioni molto positive. Da parte mia voglio sottolineare l’ottimo lavoro in fase di sceneggiatura fatto da Steve Kloves, fedele al romanzo, autore che ha poi peccato un po’ nel resto della saga. Harry Potter e la Pietra Filosofale ha ottenuto decine di candidature ad un sacco di premi, di cui è bene ricordare le 3 agli Oscar, per i costumi, la scenografia e la colonna sonora (che è diventata leggendario marchio di fabbrica della serie), le 8 ottenute ai BAFTA, tra le quali quella al miglior film britannico, e le 9 ai Saturn Awards, con la vittoria per i migliori costumi.

Nel film Harry non ha gli occhi verdi come nel libro, bensì blu, perché Daniel Radcliffe non riusciva a tenere le lenti a contatto colorate senza che esse gli dessero problemi.

Da piccoli non si è soliti notarlo, ma Harry Potter ha riunito la crème del cinema e del teatro del Regno Unito nel cast che affianca i tre giovani protagonisti.

Richard Griffiths, Zio Vernon, aveva lavorato in moltissime produzioni teatrali importanti, soprattutto in opere shakespeariane. Fiona Shaw, zia Petunia, è stata anch’ella attrice di teatro, oltre che regista e attrice cinematografica. Infine, il compianto Alan Rickman aveva già alle spalle moltissime opere fra cinema, TV e teatro. In carriera Alan ha ottenuto 4 candidature ai BAFTA, 2 agli Emmy, 1 ai Golden Globes e 2 ai Tony, primeggiando in ogni campo. Il suo Severus Piton è infatti indimenticabile e probabilmente uno dei personaggi meglio realizzati della saga.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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