Alice In Wonderland: del genio di Tim Burton

Alice in Wonderland è di per sé un’opera straordinaria, visionaria, tutta costruita sul fantastico, sul metaforico, su personaggi fuori dal comune. La storia di Lewis Carroll è un racconto di formazione sui generis: Alice impara dal suo viaggio a fidarsi di se stessa, ma in realtà in lei non compie un cambiamento significativo. L’essenza di Alice è quella di una sognatrice, di una bambina che non si lascia sottomettere dalla normatività altrui, che vive di curiosità e stupore.

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Il grande film che ha reso, se possibile, ancora maggiormente noto il romanzo di Carroll è senza dubbio Alice nel Paese delle meraviglie, cartone animato prodotto dalla Disney del 1951, ma di notevole spessore è l’ultimo grande adattamento cinematografico della storia, Alice In Wonderland, diretto e prodotto da Tim Burton.

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Ceaco

Nonostante sia per molti aspetti, tra cui la caratterizzazione dei personaggi, estremamente fedele alla narrazione originale, Alice In Wonderland presenta una sceneggiatura diversa rispetto al romanzo di Carroll. Alice è ormai una giovane donna di 19 anni, rimasta orfana del padre, un uomo assai avanti rispetto ai suoi tempi, Alice è chiesta in sposa dal lord inglese Hamish Ascot, un giovane viscido che non la ama e la vuole solo per interesse. Scappando durante la proposta, Alice finisce in una tana seguendo il Bianconiglio, e viene trasportata nel Mondo delle meraviglie. Tutti le dicono che lei è l’Alice che stavano aspettando, la paladina in grado di sconfiggere il mostruoso Ciciarampa ponendo fine al regno della spietata Regina Rossa, ma Alice non ne è affatto convinta.

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Teleclubitalia

In questo caso, tutto il film è un vero e proprio tragitto compiuto da Alice verso se stessa, la vera sé che riesce a comprendere i propri obiettivi e le proprie volontà e a decidere di seguire la propria strada, atto che richiede molto più coraggio di quanto si possa pensare. Alice è accompagnata da una serie di personaggi fantastici, che sono i doppelganger di coloro che la circondano nel mondo reale. Se Ilosovic Stane corrisponde al marito della sorella maggiore, Pincopanco e Pancopinco sono il corrispettivo delle gemelle Chataway. Ma il vero elemento fondamentale nello sviluppo di sé è per Alice il brucaliffo, che all’inizio non la riconosce come la vera Alice, cosa che farà solo quando Alice stessa riuscirà a capire da sola chi è veramente e chi voglia essere, perché, come dice la Regina Bianca, “Non devi farlo per accontentare gli altri, deve essere una tua scelta”.

Ci sono poi l’esilarante leprotto Marzolino, il coraggioso ghiro Mallymuk, la svampita, pacifica e schizzinosa Regina Bianca (una come sempre eccellente Anne Hathaway), la capricciosa, insicura, irascibile Regina Rossa (una bravissima Helena Bonham Carter) e lui, il divertente, folle, fantasioso Cappellaio Matto, interpretato da un Johnny Depp sublime, nell’espressività così come nel modo di pronunciare i discorsi, la cui trasformazione attraverso trucco, parrucco e costumi è qualcosa di davvero speciale.

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E poi Alice, che rappresenta un modello di eroina femminile estremamente positivo, diverso e raro, una ragazza che rifiuta un matrimonio di convenzione per fare ciò che le piace, una giovane donna che si assume le proprie responsabilità, che prova a fare la cosa giusta per sé e che non ha paura di combattere quando le è richiesto. In questo caso, il lavoro fatto da Mia Wasikowska è eccellente. La sua è un’Alice un po’ troppo scettica forse, ma intraprendente e credibile.

Il resto lo fanno Tim Burton, con una scelta delle scene a dir poco eccellente, sia nel mistero dell’inizio che nell’epicità della Battaglia finale del Giorno Gioglorioso, degli effetti speciali curatissimi e una scenografia (Premio Oscar nel 2011) e dei costumi (altro Oscar).

Non smettete mai di credere nei vostri sogni: come dice il Cappellaio, “è impossibile solo se pensi che lo sia”.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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