Joker, di Todd Philips

Analisi di un film complicato

Joker è stato il fenomeno cinematografico dell’anno: attesissimo come tutti i film sull’universo DC e perché trattava la storia di uno dei cattivi più affascinanti e amati della storia dei fumetti e dei cinecomic, il film di Todd Philips ha saputo catalizzare l’attenzione in quanto opera unica nel suo genere, un film fortemente drammatico che si occupa di indagare le cause che hanno portato Arthur Fleck ad essere Joker, uno dei più spietati cattivi di Gotham.

Joker è stato senza dubbio il film più discusso degli ultimi mesi del 2019, ed il suo successo è stato incredibile. Il film di Philips è stato il primo R-Rated movie (film vietato ai minori di 14 anni) a superare il miliardo di dollari di incassi, ed è stato il film con il maggior numero di nomiation ai recentissimi Premi Oscar, con ben 11 candidature, tra le quali quelle per il Miglior film, la Miglior Regia e la Miglior sceneggiatura non originale.

Questa apoteosi è stata, lasciatemelo dire, strameritata, perché Joker è un film incredibilmente ben fatto.

Arthur Fleck e Penny Fleck: la Gotham degli anni ’80

Risultato immagini per Joker

La storia è quella di Arthur Fleck, un uomo che lavora come clown nella Gotham degli anni ’80, una città profondamente segnata dal degrado, dalla povertà, dalla criminalità e da un fortissimo malcontento popolare. Arthur sogna di diventare un cabarettista di successo, di far ridere le persone, ed il suo idolo è Murray Franklin, un famoso conduttore televisivo. Tuttavia, la realtà è assai complicata, soprattutto per Arthur, che soffre di depressione, vive con la madre, una donna instabile, ed è affetto da una sindrome che lo porta ad avere eccessi di risa, soprattutto nei momenti di maggiore nervosismo. Una sera Arthur, per difendersi da una aggressione fattagli durante un viaggio in metro, spara a tre uomini. Il suo atto dà maggiore forza alla sommossa popolare, che inizia ad utilizzare la maschera del clown come simbolo della rivolta contro le autorità che dovrebbero rendere la città un posto migliore e che invece contribuiscono al suo degrado. Secondo me è da questo momento che nasce Joker, prima che Arthur abbia completato effettivamente la sua trasformazione: Joker nasce nella folla, è l’espressione della rabbia di chi è stato lasciato indietro, è il volto di tutti coloro che sono stati abbandonati ai loro problemi. Tra i personaggi più in vista della città c’è il ricchissimo Thomas Wayne, candidato a sindaco, presso cui aveva lavorato Penny Fleck, la madre di Joker.

Thomas Wayne

E proprio il personaggio di Wayne contribuisce enormemente, nonostante la sua limitata presenza sullo schermo, allo sviluppo della storia. Penny afferma di essere certa che il padre di Arthur sia Wayne, e continua a scrivergli chiedendogli aiuto, ma Wayne sostiene invece che Arthur sia stato adottato dalla madre durante il periodo in cui ella lavorava in casa Wayne. Quando Arthur trova i documenti che provano che lui sia stato adottato scopre anche che la madre aveva lasciato che i suoi compagni picchiassero il figlio al punto da causargli un grave trauma celebrale. Per vendicarsi delle menzogne della madre Arthur la soffoca con un cuscino, in un climax di rabbia e violenza, ma anche in un certo senso di presa di consapevolezza di ciò che sta diventando ( Joker, appunto) che lo porta a vendicarsi di tutti coloro che si sono presi gioco di lui.

Wayne non mostra un minimo di gentilezza nei confronti di Arthur, si rifiuta di incontrarlo e lo colpisce quando i due si incontrano. Nonostante quello che dica sia provato dalle carte, resta la possibilità che Penny abbia detto la verità, e che tutto sia stato falsificato e pianificato da Wayne: dopotutto egli è un uomo ricco e potente e durante il film ci sono vari indizi sulla paternità di Wayne. Quando si sta truccando da Joker, Arthur guarda una vecchia fotografia della madre, dietro la quale c’è una dedica firmata T.W. Altro elemento a favore dell’ipotesi è la forte somiglianza fisica fra i due, sottolineata durante il loro incontro dallo stesso Arthur. Questo creerebbe un legame di sangue fra Joker e Batman, un collegamento intrigante e reso alla perfezione sul grande schermo proprio grazie a questo elemento di incertezza e di mistero.

Gli ultimi saranno ultimi

Tutto il film merita davvero per il suo aver reso Joker un personaggio fortemente umano, caratterizzato da una storia personale che non lo giustifica del tutto ma spiega perlomeno il perché della sua rabbia. Arthur è abbandonato a se stesso: quando vengono tagliati i fondi ai servizi sociali non può più andare dalla psicoterapeuta e non ha più un accesso agli psicofarmaci. Joker è un esempio di come le persone più deboli, sfortunate ed in difficoltà siano quelle che vengono maggiormente vessate: sulla loro condizione la società infierisce, anziché aiutarli. Chi è in difficoltà sono condannati a vivere in situazioni di continua violenza, di continua umiliazione. Non c’è nessuno a Gotham che li aiuti, nessuno che li veda come qualcosa di diverso da dei disadattati. La società è permeata da violenza e da soprusi e quando, durante il programma di Murray, Joker dice “se fossi stato io a morire voi avreste calpestato il mio cadavere” fa impressione, perché tutti sanno che è vero. Quei tre uomini uccisi da Joker erano individui tremendi, molestatori e violenti, ma dal momento in cui lavoravano per Wayne sono stati descritti come onesti lavoratori e bravi cittadini. Tutto il sistema si fonda sui pregiudizi, sul privilegio di classe, sulla supremazia dei ricchi, sulla distruzione dei poveri e dei malati, in una guerra in cui l’unico principio che vale è la legge della selezione naturale. Le scene in cui Arthur viene picchiato dai teppisti rendono straziante la visione del film, perché questa situazione è estremamente realistica e fa vedere come la realtà non sia mai un bianco e nero, ma una serie di sfumature, e come ci siano spesso delle cause che portano a determinati effetti. Gli ultimi resteranno ultimi, perché nessuno si cura di loro, nessuno li aiuta, nessuno si sforza nemmeno di comprenderli, la società non ha empatia né vuole averla.

Realizzazione

Tutti i concetti e gli intrighi di Joker sono resi benissimo, grazie ad un uso delle luci che rendono l’ambiente sempre cupo, una fotografia che si concentra sul personaggio principale e sullo squallore che lo circonda, alcune scene particolarmente intense, come all’inizio, quando Joker si sforza di sorridere e finisce col piangere. Estremamente ben fatto è anche lo sviluppo della vicenda, in particolare il rapporto di Joker con la vicina, che si scopre poi essere tutta una fantasia di Arthur, che rimette in discussione l’intero film : è successo davvero o è tutto nella mente di Fleck?

Per il ruolo di Joker è stato scelto Joaquin Phoenix, e nessuna scelta sarebbe potuta essere migliore. Oltre alla impressionante trasformazione fisica, Phoenix si cala talmente tanto nel personaggio da non lasciare che nemmeno per un momento lo spettatore possa capire che stia recitando. Non sono state le scene cult a colpirmi, il famoso ballo sulle scale o la risata, che è comunque qualcosa di difficilissimo da fare, quanto il suo sguardo sempre cupo, la disperazione con cui pronuncia le parole prima di uccidere Murray, la passività con cui subisce gli abusi, la rabbia che scatena all’inizio quando è da solo. Joaquin Phoenix ha dato una delle migliori prove d’attore degli ultimi anni, e si è strameritato l’Oscar, così come il BAFTA, il SAGA, il Critics’ Choice, il Golden Globe.

Il film, Oscar alla Migliore colonna sonora, ha vinto anche il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, e ha segnato una pagina importante della cinematografia moderna.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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