Un anno di libri: in onore della Giornata della memoria

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Il 27 gennaio del 1945 venivano aperti i cancelli di uno dei più noti campi di concentramento nazisti della storia, il campo di sterminio di Auschwitz, in Germania.

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale della memoria, volta a mantenere il ricordo di quanto è successo durante gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, in territorio tedesco così come nella nostra Italia. 75 anni fa veniva liberato dalle truppe dell’Armata Rossa il lager di Auschwitz, e quel momento è stato riconosciuto come uno dei passi fondamentali per la fine della Shoah, il genocidio ebraico.

Sull’Olocausto è stato scritto e detto tantissimo, e non sta certo a noi pensare di potere in qualche modo immaginare cosa volesse dire vivere in una situazione simile. Non volevo scrivere niente, perché non posso sapere cosa abbiano provato tutti/e coloro che sono stati/e vittime del regime nazi-fascista: le mie sensazioni sono di orrore, raccapriccio, tristezza, sofferenza emotiva, turbamento, ma non posso realmente capire cosa abbiano dovuto patire quelle persone. Cosa abbia significato vivere costantemente nella paura, nella tensione. Cosa abbia significato essere etichettati come i mali della società, indegni di vivere. Come debba essere stato essere sottoposti ad un dolore fisico atroce, vivere senza un nome, senza vestiti, senza niente che ti appartenesse, vivere per soffrire ed andare incontro ad una morte spaventosa.

Però ho deciso di scrivere, perché la Giornata della memoria serve a mantenere il ricordo di quanto è successo, per fare in modo che non accada più. Per imparare dall’esperienza, per non ripetere gli stessi errori. Voglio ricordare quindi: ricordare che dobbiamo combattere sempre ogni forma di violenza o sopruso. Ricordare che dobbiamo combattere affinché la dignità di ogni essere umano sia preservata, affinché nessuno/a sia più discriminato/a in base alle proprie origini, al colore della propria pelle, alla propria situazione economica, alla propria classe sociale, alla propria identità di genere, alla propria disabilità, al proprio genere ed al proprio orientamento sessuale,

I totalitarismi sono stati non infrequenti nella storia dell’umanità, ma il regime nazista ha avuto qualcosa di più: è stato un buco nero nella concezione della storia che gli esseri umani avevano sviluppato nel corso dei secoli. L’idea del progresso è stata inghiottita e la società uscita dalla guerra posta di fronte ad una scioccante verità: la natura umana può fare ribrezzo. Un essere umano può arrivare a distruggere un altro essere umano senza alcun motivo, se accecato dall’odio, dall’ignoranza, dalla paura, dalla cattiveria.

Dobbiamo continuare a lottare con tutto questo, sempre, non solo oggi. Ogni singola persona potrà contribuire ad allontanare quel 1945 un po’ di più. Potrà farlo se deciderà di usare la propria testa; se deciderà di sforzarsi di capire; se deciderà di far prevalere il rispetto sull’odio, la volontà di conoscere sull’ignoranza, l’empatia sulla paura. Ciascuna/o di noi può e deve combattere il pregiudizio, ciascuno/a di noi deve lottare affinché tutto ciò che è successo non succeda più. Perché spesso non siamo così lontani.

Esattamente un anno fa incominciai a leggere il Diario di Anna Frank, ragazzina tredicenne ebraica-tedesca il cui scritto è diventato uno dei maggiori simboli dell’anti-nazismo e la cui parola è divenuta una delle più importanti testimonianze della condizione di vita degli ebrei ai tempi di Hitler.

Non sono riuscito a finire di leggere questo splendido libro: troppa angoscia si creava in me all’idea che una persona innocente, che un essere umano, una ragazzina preadolescente dovesse vivere in quel modo. Che il suo destino fosse stato segnato quando ancora lei non aveva tredici anni.

Il Diario di Anna Frank è un pezzo di storia che non può e dovrà essere mai cancellato: sta a noi riuscire a far sì che tutto ciò che lei e altri milioni di persone abbiano passato non si ripeta mai più. Sta a noi scegliere di far sì che ciascuno sia artefice del suo destino, che ciascuno abbia la possibilità di partire dallo stesso punto. Sta a noi costruire attraverso il presente un futuro che sia migliore del passato.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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