Un tè con Mussolini: una ricostruzione di raffinata dolcezza

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C’è da perdere il fiato solo a vedere elencati i personaggi che compongono il cast di questo film: diretto da Franco Zeffirelli e ambientato nei luoghi più belli di Firenze e San Gimignano, in Toscana, Un tè con Mussolini (1999) segue le vicende di un gruppo di signore, per lo più anziane, inglesi e americane, trasferitasi in Italia perché grandi amanti della cultura, dall’arte alla letteratura, del Belpaese.

L’amore per le bellezze toscane di questo eterogeneo gruppo di splendide donne viene messo in crisi dall’avanzata del fascismo e dallo scoppio della guerra: con una raffinatezza incredibile Zeffirelli mette in contrapposizione l’attaccamento culturale di queste inglesi alla nostra terra con la ridicolezza della guerra, che giunge a discriminare come straniere e nemiche delle persone ben radicate nel contesto sociale in cui vivono, e del fascismo, che compie ogni sorta di violenza senza scusanti.

Rifiutato dal padre e orfano della madre, il piccolo Luca, fiorentino, viene adottato, cresciuto ed istruito dalle donne inglesi fino a quando non è costretto dal padre ad andare a studiare in Austria. Ma quando, ormai ragazzo, torna in Italia, ritorna dalle sue benefattrici, Luca non si dimentica di tutto quello che gli hanno dato e le aiuta in un momento di forte difficoltà, e lotta con tutte le sue forze il regime, entrando a far parte dei partigiani.

L’omaggio alla cultura come fonte di aggregazione, come bellezza che ci rende esseri umani migliori, dotati di una maggiore apertura mentale, di più empatia e senso critico, è evidente e reso attraverso splendide citazioni, inquadrature di meravigliose opere d’arte, come l’affresco di Santa Fina, ed i personaggi stessi: dalla saggia Mary, che legge a Luca Shakespeare, alla affascinante Elsa, ebrea-americana collezionista di quadri, fino all’esuberante Georgie, archeologa, e alla passionale Arabella, pittrice e restauratrice.

Queste donne, queste personalità forti ed emozionanti, divertenti e diversissime fra di loro, sono rappresentate con straordinaria bravura da un gruppo di attrici senza pari. Cher è la bella e ricchissima Elsa, generosa, volubile, ambiziosa; Judi Dench è la dolce Arabella, sbadata, diretta, legatissima alla cagnolina Nicky, che ci insegna che l’arte è qualcosa “che aiuta a capire”, mentre Lily Tomlin è la grintosissima Georgie, forza della natura che non si fa intimidire da nulla, e Joan Plowright è Mary.

Discorso a parte merita Maggie Smith, strepitosa nel ruolo di Lady Hester, perfetto stereotipo della nobile inglese inflessibile, all’inizio convinta fascista e alla fine antifascista altrettanto inamovibile. La forza attraverso cui questa donna difende ciò che capisce essere davvero giusto alla fine della pellicola strappa sorrisi, sorrisi e ammirazione.

L’arte come baluardo, l’arte come testimone, come memoria storica, come appiglio, come qualcosa che unisce e va oltre le volontà dei potenti, l’ambizione dei governi, la durezza e l’ingiustizia della guerra. Questo dice Un tè con Mussolini, e lo dice senza ricorrere ad eccessi, scorrendo con leggerezza e lasciando che le immagini e poche parole siano ciò che davvero resta nel cuore dello spettatore, dalle lacrime di Cher al sorriso di Baird Wallace, il Luca che cresce nei valori migliori e li difende con la forza dell’amore.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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