Wonder Woman: forza della natura

Sono sempre stato un grande amante della letteratura e della mitologia greca: è quindi stata una piacevole sorpresa la scoperta delle origini di Wonder Woman, storica eroina DC. Diana Prince vive infatti nella spendida isola di Themyschira, ed è la figlia della regina delle Amazzoni, popolazione descritta e citata da numerosi dei maggiori autori greci, composta da combattenti straordinarie.

Diana mostra fin da subito interesse e predisposizione per il combattimento e, contro il volere materno, viene addestrata fino a diventare la più forte delle Amazzoni. Le sue capacità vengono messe alla prova quando incontra Steve Trevor, spia arruolata nelle forze britanniche, che le parla della Grande Guerra e la guida nel mondo degli umani.

Diana è sempre stata una forte sostenitrice della pace, ma decide di schierarsi dalla parte di Steve e degli inglesi nella lotta ai nazisti e al loro disumano uso del gas, alla loro ricerca delle armi chimiche per la istruzione di massa.

Il film mi è piaciuto per vari motivi: il primo è senza dubbio il fatto che per la prima volta nell’universo Marvel – DC sia stato dato spazio ad una supereroina. Ci sono state decine e decine di film ad alto budget su Spiderman, Batman, Thor, Iron Man, Superman e chi più ne ha più ne metta, ma questo è speciale perché la vera protagonista è una donna, ed è una donna di potere, e una donna di potere con le idee e intenzioni (più o meno) giuste. Rarità assoluta nel mondo del mainstream cinematogafico. Gal Gadot, Miss Israele, ex militare, con alle spalle esperienze di kung fu, kickboxing, capoeira e jiu jitsu e nessun bisogno di stuntwomen è una scelta azzeccatissima. Gal incarna bene il ruolo di una donna che non è solo forte più di un uomo, ma è in grado di prendere decisioni importante per il destino di tutti gli uomini.

Altro elemento fondamentale da osservare è la presenza all’interno della pellicola della compresenza di bene e male, della impossibilità di deresponsabilizzare del tutto gli uomini dalle proprie azioni ma anche della necessità di saper perdonare e saper riconoscere che c’è chi combatte davvero per una giusta causa. “In ognuno c’è luce e buio, ciò che conta sono le intenzioni” dice Diana alla fine del film.

Gli aspetti negativi sono legati in parte al genere del film: l’azione è tanta, i super slow mo decisamente evitabili, gli effetti speciali a volte sono davvero ben utilizzati, a volte sovra-utilizzati.

David Thelwis è un ottimo antagonista (eccezion fatta per la banalità del diaogo finale), ma spicca più di tutti un bravissimo Chris Pine, che nel ruolo di co-protagonista funge perfettamente da spalla alla vera eroina e dà prova di debolezza, coraggio e dolcezza, tre caratteristiche che nei film sulla guerra spesso non sono presenti contemporaneamente in un personaggio maschile.

Insomma Wonder Woman, successo al botteghino con oltre 821 milioni di dollari incassati, ha i suoi limiti, soprattutto nella regia e nella realizzazione, ma parte da un’ottima idea e non è banale come possa sembrare.

Da vedere.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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