Frozen – Il regno di ghiaccio

Fenomeno Frozen: Frozen II – Il segreto di Arendelle in appena dieci giorni ha già incassato mondialmente oltre 745 milioni di dollari, portando nele sale dei cinema di tutto il mondo milioni di spettatori, non solo bambini e famiglie.

Oggi però vorrei parlare del primo film della saga, sul cui successo si è basato in gran parte l’appeal del secondo: Frozen – Il regno di ghiaccio.

Uscito a fine 2013, Frozen è un classico Disney in animazione digitale, liberamente ispirato alla Regina delle nevi di Hans Christian Andersen. Ambientato nella piccola e pittoresca Arendelle, la storia parla di due sorelle, Elsa ed Anna, il cui splendido rapporto nell’infanzia viene incrinato dai poteri della maggiore, che per sbaglio colpisce Anna e deve per questo nascondere a lei e a tutti le sue capacità.

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Frozen è chiaramente un ottimo prodotto per famiglie, un film realizzato benissimo in 3D e con eccellenti qualità tecniche(fatta eccezione per il doppiaggio dei dialoghi), con canzoni bellissime che esplicano perfettamente lo stato d’animo dei protagonisti e le loro caratteristiche e che sono diventante ben presto successi internazionali.

Tuttavia, se analizzato bene, il film è, come tutti i classici Disney, un’ottima pellicola anche dal punto di vista della sceneggiatura e della realizzazione dei personaggi. La storia di Elsa è una storia di repressione, la storia di una ragazza costretta a nascondere se stessa e portata quindi a non poter avere una identità completa. Nel momento in cui Elsa mostra di essere diversa tutti sono spaventati: la paura della diversità è un argomento estremamente poco fantastico e decisamente realistico.

Altro elemento superbo è l’inserimento della capacità dell’antagonista di montare una campagna volta a trovare un capro espiatorio su cui addossare la colpa, in una sorta di atto di populismo che porta il cattivo ha schierarsi dalla parte della totalità additando il suddetto capro espiatorio come opposto alla gente e ai valori di essa, senza reale fondamento.

Ovviamente i personaggi sono tutti interessanti: dall’esilarante e dolcissimo Olaf, pupazzo di neve vivente, all’esuberante e buffa Anna fino ad Elsa, personaggio dinamico che impara nel corso del film a fidarsi di se stessa, a fidarsi degli altri, ad essere anche un punto di riferimento per gli altri, senza rinunciare ad essere se stessa.

Punto di forza, come già detto, la musica, in particolare quella Let It Go interpretata dalla stella di Broadway Idina Mendzel, vincitrice dell’Oscar alla miglior canzone originale. Perché alla fine Frozen aiuta davvero a lasciare andare, a lasciarsi andare e a prendere la vita con un po’ più di allegria, anche quando è difficile.

Let It Go

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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