Un anno di libri: Marilyn, di Norman Mailer

Se dovete pensare ad una delle immagini più rappresentative del secolo breve, il pensiero va subito (almeno per quanto riguarda il sottoscritto) alla celebre serigrafia di Andy Warhol in cui il volto di Marilyn Monroe è ritratto in decine di combinazioni di colori diversi. Questo è solo uno dei centinaia di esempi che potrebbero essere citati per far capire l’influenza che ha esercitato e che esercita tuttora il fenomeno Marilyn. Una diva, l’ultima grande stella dell’età d’oro di Hollywood, l’icona per eccellenza di bellezza e sensualità, ma anche la donna misteriosamente morta che aveva una relazione con i fratelli Kennedy, la star con grossi problemi psicologici, l’attrice che arrivava sempre in ritardo sul set facendo impazzire i più conosciuti registi del mondo.

Marilyn Monroe era in realtà molto più di questo, era una donna complessa, fragile, bisognosa di stima e affetto, una ragazza cresciuta in fretta dopo un’infanzia terribile, un’attrice dal talento straordinario troppo spesso sottovalutata.

Alcune delle Marilyn di Andy Warhol

Marilyn, la biografia scritta da Norman Mailer, celeberrimo autore nordamericano, pubblicata nel 1973 è un must per tutti i fan di Marilyn ma anche per coloro che amano il cinema e vogliono capire le dinamiche della Hollywood che contava, dell’industria dello spettacolo nei suoi anni più gloriosi. Mailer accompagna la diva dall’orfanotrofio alle famiglie affidatarie, dal matrimonio con James Dougherty a 16 anni al primo servizio fotografico del 1945, dal primo contratto con la 20th Century al primo ruolo da protagonista in Orchidea Bionda (1948), dai primi successi alla glorificazione, fino alla tragica morte, a Brentwood, in quella notte fra il 4 e il 5 agosto del 1962.

La scrittura di Mailer è ottima, le fonti sono tante, dai colleghi ai registi, ed il libro è ottimo perché analizza tutte le fasi e tutti gli aspetti della vita di Marilyn abbastanza dettagliatamente. Il matrimonio con il celebre giocatore di baseball Joe DiMaggio, quello con il famoso drammaturgo Arthur Miller, il rapporto travagliato con Laurence Olivier, suo co-protagonista e regista ne Il principe e la ballerina (1956), quello di quasi dipendenza da Lee e Paula Strasberg, suoi mentori. Nel mentre, Mailer racconta l’ascesa di Marilyn, sottolineando come tutti i registi abbiano deciso di lavorare con lei perché, nonostante tutte le difficoltà, “quando è sullo schermo il pubblico riesce a guardare solo lei”.

Tuttavia nella sua opera Mailer si sofferma molto su ciò che Marilyn rappresenta, tendendo a fare di lei una sex-symbol un po’ arrivista e meno complessa di quanto realmente sia stata. Marilyn soffriva purtroppo, aveva problemi di autostima, e il suo sentirsi a suo agio nei panni della più desiderata donna del mondo ne è una prova fondamentale. La sua vita e la sua carriera andavano al di là del suo magnifico volto e del suo splendido corpo. Marilyn aveva talento, un talento immenso, e Mailer non gliene riconosce abbastanza.

Risultati immagini per marilyn monroe

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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