The Social Network

storia del più grande fenomeno digitale

Travolgente sembra essere l’aggettivo giusto per il film fenomeno del 2010, The Social Network. Ti travolge attraverso il suo ritmo serratissimo, i suoi dialoghi incredibilmente veloci, che sembrano seguire l’inarrestabile crescita del fenomeno Facebook.

Uno studio e una cronistoria del più grande fenomeno digitale di sempre, in un continuo avanti-indietro che è gestito benissimo da David Fincher e mostra il lato antropologico della vicenda. Lo studio è infatti quello dei rapporti fra Mark Zuckerberg, geniale e controverso fondatore di Facebook, e i suoi co-fondatori e collaboratori, focalizzandosi sulle cause indette da questi nei confronti dello stesso Zuckerberg.

La storia è di per sé appassionante, e ti coinvolge facendoti allo stesso tempo prendere le distanze da questa realtà incredibilmente frenetica, in cui arrivare sembra valere molto più di qualsiasi altra cosa, in cui il profitto deve essere massimo e un’idea di un ragazzo di vent’anni si trasforma in un progetto capace di cambiare per sempre la storia della comunicazione.

Ma ciò che più sconvolge è il modo attraverso cui è vissuta tale esperienza, un modo che sembra corrompere ogni vero legame, che sembra corrodere i rapporti in nome di un successo e una gloria senza precedenti.

Altro aspetto estremamente curato del film, adattamento del libro di Ben Mezrich Miliardari per caso, è l’analisi del personaggio, e quindi della persona, Mark. Un appassionato di informatica, un genio dei computer, un ragazzo con continui complessi d’inferiorità che il successo non contribuisce ad eliminare ma soltanto a coprire.

Il ritratto del più giovane miliardario della storia contemporanea è dipinto davvero bene da Jesse Eisenberg , candidato all’Oscar per la sua performance, ma tutto il cast, composto da attori giovani e non ancora affermati, merita applausi: da Justin Timberlake ad Andrew Garfield (candidato al Golden Globe), dalla stellina Disney Brenda Song ad un giovanissimo e già irresistibile Armie Hammer (Biancaneve, Chiamami col tuo nome) fino a Joseph Mazzello (Bohemian Rhapsody).

Candidato a ben 8 Oscar (tra cui quello per il miglior film), The Social Network ha vinto 3 statuette, per il miglior montaggio, per la migliore colonna sonora e per la migliore sceneggiatura non originale.

Un successo di critica e botteghino (221 milioni di dollari incassati) che merita di stare fra i migliori film biografici dell’ultimo decennio.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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