Maleficent – Signora del male

è un trionfo estetico, complesso e contraddittorio

Un film Disney, un film rivolto per lo più ad un pubblico molto giovane, lo spin-off del riuscitissimo live action ispirato a uno dei classici più famosi della più nota casa di produzione cinematografica. Se queste sono le premesse è più facile comprendere la struttura di Maleficent – Signora del male, una struttura molto meno introspettiva e dialogica rispetto al film precedente, che punta sull’azione, su repentini (e a volte mal gestiti) cambi di scena, su effetti speciali molto belli e ambientazioni splendide.

Ma Maleficent non sembra aderire del tutto a queste premesse. La crudezza della violenza arriva talvolta ad essere eccessiva per la fetta di pubblico cercata : si pensi alla scena in cui le creature della brughiera vengono tratte con l’inganno nella piccola chiesa dove si sarebbe dovuto tenere il matrimonio fra Aurora e Filippo, per essere invece praticamente uccise con un gas letale uscente da un organo, che viene suonato in modo inquietante dalla più fedele servitrice della regina Ingrith. Oppure alla profanazione delle tombe delle fate da parte degli uomini della regina.

Tali scenari danno alla pellicola un aspetto cupo, che però non è supportato da un background psicologico e da una sviluppata definizione dei personaggi. Questo è secondo me la principale debolezza del nuovo progetto Disney.

Il tema fondamentale è il sempiterno scontro fra la guerra e la pace, fra la possibilità di cooperazione e la paura dell’estraneo. Questo dualismo è rappresentato fisicamente da vari personaggi: la regina Ingrith e Borra sono per lo scontro, re Giovanni, il principe Filippo e Conall per la pace. L’aspetto più interessante è però che tali aspetti contrastanti sono compresenti intrinsecamente nell’animo di Malefica, che fatica a capire da quale parte schierarsi.

A mettere in atto la guerra ci pensa, appunto, la regina Ingrith, crudele personaggio machiavellico che antepone a tutto una ragion di stato che fa leva sulla visione del diverso come pericoloso e da distruggere (e anche qui siamo molto vicini a tematiche assai serie, realistiche e attuali). La serie di inganni e stratagemmi messi in atto da Ingrith fanno andare avanti una trama che è di per sé vacillante e a tratti ripetitiva. Michelle Pfeiffer è una villain credibilissima, uno dei pochi personaggi davvero ben costruiti.

E proprio lo scontro a tavola fra Michelle e Angelina è uno dei momenti migliori del film. Questo porta ad un’altra critica da muovere : l’utilizzo non ottimale di Angelina Jolie, che se nella prima parte è splendida e dà una prova di recitazione di spessore (ricordando soprattutto la complessità del personaggio), nella seconda parte del film quasi sparisce, tornando solo all’ultimo per porre fine alla battaglia-carneficina.

Promossa a metà la talentuosa e bellissima Elle Fanning, nei panni di una Aurora a tratti (fortunatamente) grintosa e intelligente e a tratti spenta. Certo è che senza queste tre splendide attrici il film avrebbe avuto molto meno spessore.

Insomma: mi è piaciuto Maleficent? La risposta è affermativa. Il film merita di essere visto, ha tanti lati positivi, spicca per il gran lavoro di trucco, scenografia e costumi e nella prima parte la storia regge. Tuttavia, al di là dell’apprezzamento estetico, c’è troppa azione e troppa poca introspezione, c’è tanto non detto e troppo fatto male. Maleficent – Signora del male si inserisce nel filone di quei buoni sequel che non saranno mai belli come il primo.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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