L’amica geniale

Volume I e II

Ho iniziato questa saga quasi per caso, ma devo dire che era esattamente ciò di cui avevo bisogno.

Questi libri mi hanno catturato, mi hanno completamente portato in un mondo che mi ha sempre affascinato ed incuriosito, e che si è rivelato essere intrigante e terribile allo stesso tempo.

Il mondo è la Napoli, o meglio, un rione povero e piccolo della Napoli degli anni ’50-’60. E i romanzi sono una testimonianza storica importante, una finestra su una realtà fatta di povertà, di lavoro, di frustrazione e violenza: una realtà da cui le due protagoniste sperano di fuggire sin da bambine.

La saga è come un grande romanzo di formazione, che segue cronologicamente le vicende di Elena e Raffaella, detta Lila, narrato dal punto di vista di Elena.

I primi due volumi coprono gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza, e si concentrano soprattutto sul rapporto fra le due amiche, del loro rapporto con la realtà del rione, a cui fanno da sfondo i grandi eventi della politica del dopoguerra, italiana e non.

Ho amato questi libri nonostante abbia trovato estremamente duro da immaginare ciò che narravano. La cosa che mi ha più colpito è probabilmente la difficoltà che hanno i personaggi nell’uscire dal microcosmo del rione. Nonostante la violenza, nonostante le diverse visioni ideologiche, nonostante tanti sentano che il mondo in cui stanno vivendo non sia ciò che vogliono, sembra che nessuno sia capace di uscire dalle leggi del rione, dal modo di pensare di una realtà piccola e da una mentalità comune e chiusa.

Lila ed Elena sono le uniche che sembrano in qualche modo cercare di scappare da questa realtà, ed Elena sembra l’unica parzialmente in grado di riuscirci, nel corso della storia, grazie allo studio.

Lo studio ha, a mio parere, in questo caso un valore ambivalente: esso è concepito come un modo per emanciparsi da una condizione di miseria materiale e culturale, come un modo per autoaffermarsi, ma questo porta spesso a concepire la cultura come qualcosa che porta a dividere, come un modo per porsi al di sopra degli altri, in un atteggiamento che porta a vivere le cose studiate come lontane, senza passione.

Illuminante è senza dubbio il concetto, da tutti condiviso, di felicità, che viene fatto coincidere con la realizzazione di un futuro che preveda l’uscita dalla povertà ed il possesso di beni materiali e stabilità: una famiglia, soldi, un lavoro, una casa non in affitto con l’acqua calda e la vasca. Ovviamente l’ essere una persona privilegiata, aver avuto queste cose senza faticare, non mi impedisce di comprendere l’importanza di queste cose per coloro che sono cresciuti in un contesto storico e sociale del genere.

Tuttavia la felicità difficilmente coincide con le comodità materiali o con il raggiungimento di uno status sociale e culturale di alto livello, e questo Lila e Elena lo capiscono nel corso degli anni.

I libri della Ferrante meritano di essere letti, perché affrontano tramite un punto di vista parziale un sacco di tematiche importanti come, oltre a quelle già citate, l’adolescenza, il rapporto con il proprio corpo, la condizione delle donne in una società regredita al limite della misoginia, l’influenza dei grandi eventi della storia sui centri più piccoli e apparentemente trascurabili del mondo.

Leggete questa saga, vi appassionerà immensamente e vi aprirà la mente, soprattutto grazie alla maestria di chi scrive.

PS: avendo una forte curiosità sull’autor* della tetralogia, ho cercato informazioni e ho scoperto che ha composto un libro, intitolato La frantumaglia, in cui parla della sua esperienza come scrittrice/ore, che vi consiglio e che probabilmente farà parte delle mie prossime letture.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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