American Beauty?

Uscito nelle sale nel 1999, American Beauty è stato allora un gran successo di pubblico (oltre 350 milioni di dollari incassati) e di critica. Ai premi Oscar del 2000 il film ha vinto 5 statuette su un totale di 8 candidature, tra le quali quella per il miglior film e quella per il miglior regista, a Sam Mendes.

Elogi meritati ad un film che è da me assolutamente consigliato, perché estremamente intelligente sotto molti punti di vista.

Innanzitutto la tematica affrontata: il titolo stesso del film allude al concetto del sogno americano, a una vita preconfezionata alla quale il cittadino medio americano (ma non solo) dovrebbe aspirare: una bella casa, una famiglia, un buon lavoro. Il film mostra con intelligenza che tale realtà ideale viene spasmodicamente cercata, desiderata e raggiunta spesso solo perché ci si illude che ciò che tutti vogliono sia la via per la nostra stessa felicità: diviene così fondamentale mantenere l’apparenza, l’apparenza della vita perfetta, della piena realizzazione, e tale apparenza diventa una superficie fragile sotto cui spingono la frustrazione, il dolore, una lacerazione ed una insoddisfazione assoluta.

La famiglia Burnham è l’esempio della famiglia perfetta, in cui in realtà tutti i rapporti sono ormai degenerati nell’indifferenza e nell’astio.

Lo è il rapporto fra Jane, la figlia adolescente, e Lester, il padre, che è visto da Jane come anaffettivo e lontano dall’essere un modello.

Lo è quello fra Lester e sua moglie Carolyn, tra i quali l’ostilità sostituisce la mancanza di sentimento nel momento in cui Lester si invaghisce di Angela, amica di Jane.

E ciò che trovo più geniale nella realizzazione di questo film è proprio la distruzione più completa di ogni illusione, il rovesciamento di tutte le apparenze e il mostrare al contempo l’attaccamento ossessivo ad esse della maggior parte dei personaggi, perché, come dice Carolyn

Per avere successo è necessario proiettare sempre un’immagine di successo

E così la perfetta famiglia Burnham non è in realtà altro che un matrimonio scoppiato, in cui la moglie tradisce il marito con il proprio rivale nel lavoro, mentre il marito si innamora di una sedicenne che dice di aver una movimentata vita erotica e millanta una perfetta sicurezza in se stessa, quando invece è ancora vergine, come svela lei stessa a Lester, e necessita di sentirsi amata e protetta.

L’intera opera è secondo me un invito a guardare oltre e una forte critica di una società materialista, superficiale e vuota, in cui si cerca ostinatamente di arrivare ma senza sapere nemmeno dove, né perché.

L’ossessione per l’apparire e per il successo in ogni campo è rappresentata per eccellenza dal personaggio di Carolyn, magistralmente interpretato da Annette Benning (candidata anch’ella all’Oscar), ma anche dalle rose rosse, elemento onnipresente nel film. Esse hanno, a mio parere, la funzione di rappresentare una realtà attraente, ma la loro bellezza è come artificiale. Le rose sono anche il simbolo della passione, e sono infatti per questo sempre presenti nelle fantasie di Lester su Angela.

Il tema di fondo del film sembra essere l’inautenticità dei personaggi, il loro non appartenere a se stessi. Oltre a Carolyn, faccio riferimento in particolar modo al colonnello Frank Fitts, omofobo perché represso che arriva addirittura ad uccidere affinché non si sappia il suo segreto.

Non volendo giustificare in nessun modo i personaggi, dal momento che loro è la colpa più grande, la debolezza, il non riuscire a separarsi da un’immagine non vera di loro stessi, credo che un altro importante obiettivo polemico sia la società stessa. Sono i modelli dati dalla società, dal governo, da coloro che hanno il potere economico e politico, a imprigionare le persone ed a rendere difficile la vita a tutti: essi proiettano un’immagine di successo e fanno sì che chiunque si distacchi da essa venga emarginato e schiacciato dagli altri. Questo è il caso di Jane e Ricky, il figlio del colonnello, gli unici due personaggi autentici del film, che riescono a capire la vera importanza delle cose. Il colonnello è invece la dimostrazione di come un certo tipo di educazione basata su una disciplina fatta di violenza e ristrettezza mentale porti a violenza e odio.

American Beauty è un film splendido nel suo distruggere gli idoli, con un messaggio importante: dare a ogni cosa la sua vera importanza e sapere che l’unica bellezza che conta è quella che è tale ai nostri occhi.

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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