Non sapere il greco

di Virginia Woolf

Questo piccolo libro prende il nome dalla prima delle quattro parti di cui è composto, ed è un altro esempio dell’incredibile intelligenza e della sterminata curiosità di questa scrittrice. Non sapere il greco è una riflessione su quella che nel secolo XIX, il secolo del Romanticismo, durante il quale è nata e ha vissuto la propria infanzia la stessa Woolf, era considerata la civiltà per eccellenza. Greco non è solo la lingua che continua ad attrarre e ad affascinare dopo millenni: Virginia si sofferma sul concetto della grecità, contrappone l’approccio alla vita dei greci a quello degli inglesi, suoi contemporanei e non. Ci invita a trascendere dalla nostra condizione e ad immaginarci, quando leggiamo un autore come Eschilo o Euripide, il clima in cui si svolge il dramma, un paesaggio soleggiato e caldo, con il Mediterraneo all’orizzonte e il vento che sferza le vesti. Ci fa capire la difficoltà di impadronirsi di un linguaggio che non sappiamo come fosse parlato, del quale abbiamo solo testimonianza scritta. Si sofferma saggiamente su come i grandi autori della classicità dovessero rivolgersi quasi sempre ad un pubblico, su come avessero quindi necessità di intrattenere attraverso la propria opera, di divertire e di mantenere sempre alta l’attenzione. Non sapere il greco è un saggio che merita di essere letto non solo perché ci riporta in un mondo ricco di vita, nella culla della cultura, ma anche per le parti successive alla prima. In Appunti sul dramma elisabettiano

frequentiamo imperatori e buffoni, gioiellieri e unicorni, e ridiamo ed esultiamo e ci meravigliamo davanti a tutto questo splendore, a tutto questo humor e a tutta questa inventiva. Una nobile rabbia ci consuma quando cade il sipario; siamo anche annoiati da questa pomposità.

Ne Il punto di vista russo si passa dal dramma al romanzo, e ci sono richiamati alla mente Tolstoj e Dostoevskij, Anna Karenina , Guerra e pace e I fratelli Karamazov. Ma è l’ultima parte , Come leggere un libro? la mia preferita: in essa Virginia non ci dà dogmi da rispettare, ma presenta la lettura per quello che è, un piacere, qualcosa di personale e soggettivo, e riporta la sua fantasia per cui, alla fine dei tempi,

l’Onnipotente si girerà verso san Pietro e dirà, non senza una certa invidia nel vederci arrivare con i nostri libri sotto il braccio: “Guarda, quelli non hanno bisogno di ricompense. Non abbiamo nulla da dar loro: sono coloro che amavano leggere”

Pubblicato da byron1824

Booklover, movie addicted

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